Bertinotti su Unioni Civili

BERTINOTTI, LEGGE SU UNIONI CIVILI VA FATTA SUBITO Il leader della Sinistra Arcobaleno cita l'esempio della Spagna

sabato 23 febbraio 2008 , di ansa


ROMA, 23 FEB - 'I diritti sono un punto del programma ed un tempo i partiti socialdemocratici facevano una differenza tra il programma elettorale e il programma fondamentale. Per noi della Sinistra Arcobaleno questo tema e' nelle cose da fare subito anche per disegnare una nuova societa''. Lo afferma il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, a margine di un incontro con i rappresentanti della lega per le unioni di fatto.Il leader della Sinistra Arcobaleno cita l'esempio della Spagna: 'tra poco ci saranno le elezioni e non Zapatero ma il suo oppositore, il leader del Partito Popolare, dice che se dovesse vincere la destra verrebbe cambiato solo il termine matrimonio per gli omosessuali ma non i diritti. Si pensi all'Italia - conclude - e si misuri la distanza'.

Coppie di fatto nel programma PD

PD. POLLASTRINI: NEL PROGRAMMA C'E' IMPEGNO PER COPPIE DI FATTO Una legge saggia

sabato 23 febbraio 2008 , da
Gaynews

Roma, 23 feb. - Le coppie di fatto? Il Pd "nel programma ha scritto il proprio impegno", sottolinea, a margine di un convegno del Pd sulla laicita' organizzato oggi a Roma, il ministro per le Pari opportunita' Barbara Pollastrini."Il Partito democratico, nel suo programma, ha scritto il proprio impegno per le coppie di fatto e soprattutto- spiega Pollastrini- oltre al programma, ci saranno quelli che come me ritengono un traguardo di civilta' dare all'Italia una legge saggia per le coppie di fatto e omosessuali".

PD, "Sì ALLE COPPIE DI FATTO, ANCHE QUELLE GAY"

Nel programma l´applicazione della 194: "Ma l´aborto è un dramma" giovedì 21 febbraio 2008
Da
la Repubblica


di GIOVANNA CASADIO ROMA

- «L´aborto è un dramma e le donne che decidono di ricorrervi non lo fanno a cuor leggero... ma la 194 è una buona legge e va attuata in tutte le sue parti». Poche righe, nessuna slabbratura sui distinguo. Walter Veltroni del resto, l´ha voluto così il programma di governo del Pd. Sintetico. Trenta pagine (contro le 281 di quello dell´Unione nel 2006), 97 mila battute (contro le 586 mila di due anni fa). «Il nostro programma uguale a quello di Berlusconi e Fini? Se ne sentono di tutti i colori: ci sono differenze molto profonde. Se fosse uguale, non ci capisce perché lo criticano», scherza il segretario introducendo la direzione del partito.E comunque, nei dodici punti di programma che si basano «su dieci pilastri» (spiega Enrico Morando, il coordinatore), una parte concisa e inequivocabile è dedicata alle questioni eticamente sensibili. Innanzitutto, un futuro governo dei Democratici s´impegna sulle coppie di fatto. Il programma prevede il «riconoscimento e dei diritti e delle prerogative delle persone conviventi a prescindere dall´orientamento sessuale». Come era previsto nei naufragati Dico. Tutti d´accordo, anche Paola Concia e Andrea Benedino esponenti lesbo-gay del Pd per i quali «è un buon passo avanti». Esattamente il contrario di quanto Aurelio Mancuso dell´Arcigay detta in una nota: «Siamo delusi, non c´è nulla di nuovo sul fronte veltroniano». Sotto traccia anche le polemiche sulla 194 e l´aborto. In direzione, Rosy Bindi critica la formula usata: «Meglio sarebbe scrivere che è una legge equilibrata». Quel "buona" è inopportuno: non per tutti infatti è la migliore delle leggi possibili, per i cattolici non lo è. Il tentativo di non scontentare i cattolici, entrando un po´ più nel merito di modifiche della 194, è affidato a un documento che Anna Finocchiaro, la capogruppo dei senatori Pd e la teodem Paola Binetti hanno sottoscritto insieme. Tre pagine, che ieri sono state consegnate alle colleghe senatrici Pd per osservazioni e modifiche. Vi hanno lavorato Vittoria Franco, Albertina Soliani, Emanuela Baio. Per ora è solo una "bozza riservata" nella quale si loda la 194 «che ha permesso il contenimento di una piaga quale l´aborto da ritenersi un dramma sociale e individuale, del quale è auspicabile la completa scomparsa». Parole pesate per realizzare la mediazione laico-cattolica e proposte che accontentano sia i laici («Informazione sui mezzi di contraccezione») che i teodem («Creazione di un´unità di terapia intensiva neonatale» e nella relazione annuale sugli aborti anche «i dati clinici sulle patologie fetali»). Anna Finocchiaro la rivendica come una buona sintesi: «Sulla 194 ho molte cose che mi legano alla Binetti, una mozione insieme si può fare». Sui diritti civili, "alzata di scudi" laica di Barbara Pollastrini, ieri. La ministra delle Pari opportunità ha chiesto di inserire «l´approvazione della legge anti omofobia».Ottenuto. Nel programma entra anche a pieno titolo il testamento biologico. A tenere compatta la squadra, ci pensa il segretario che non manca di bacchettare. Sul "caso tv e Di Pietro" ritorna al Tg5 nel faccia a faccia con il direttore Mimun dopo le polemiche: «Non ci sarà nessun intento punitivo nei confronti di Mediaset, Di Pietro si atterrà al nostro programma ma passiamo oltre. Al primo punto, la sicurezza, quindi lo sviluppo, la concorrenza, il lavoro. Morando premette: il metodo è quello dell´etica della responsabilità, cioè per ogni progetto indicare costo e come si trovano le risorse.

ISTAT. NETTO CALO DEI MATRIMONI. AUMENTANO LE UNIONI

Grillini (Ps): "Trionfano le coppie di fatto. Necessaria una legge che le riconosca" giovedì 07 febbraio 2008 , di DIRE




(DIRE) Roma, 7 feb. - Sempre meno matrimoni vengono celebrati inItalia e, soprattutto, si consolida la tendenza a restare coppiadi fatto, se si decide di mettere al mondo dei figli. Secondo lestime dell'Istat, contenute negli Indicatori demografici per il2007, i matrimoni celebrati nel 2007 sarebbero appena 242 mila,pari a un tasso del 4,1 per mille, contro i 270 mila di cinqueanni prima (4,6 per mille). In un periodo pur caratterizzato daun lieve ripresa della fecondita', l'ultimo quinquennio sicaratterizza per l'incremento delle nascite "naturali", giunte arappresentare (dato 2006) il 18,6% del totale rispetto al 12,3%del 2002. Nello stesso periodo le nascite "legittime" scendonodall'87,7% all'81,4%. Le dimensioni del fenomeno, fa sapere l'Istat, sono ancoracontenute, soprattutto comparate con quelle di altri Paesieuropei (in Francia e Svezia, ad esempio, le nascite fuori dalmatrimonio superano il 50%, nel Regno Unito il 44%, mentre itassi di nuzialita' sono analoghi a quello italiano), ma segnanoil passaggio a una graduale trasformazione dei comportamentifamiliari in atto nel Paese. Nel Mezzogiorno, si stima unanuzialita' piu' alta rispetto al resto del Paese, mentre lapercentuale di nascite fuori del matrimonio e' nettamenteinferiore. In particolare, la Campania (5,3 per mille) e' laregione dove si contrae il maggior numero di matrimoni inrapporto alla popolazione.L'Istat stima che anche nelle altre regionidel Mezzogiorno, escludendo Abruzzo (3,8) e Molise (3,7) lanuzialita' si mantiene superiore alla media nazionale. Per quelche concerne la composizione delle nascite per filiazione, tuttele regioni del Mezzogiorno, tranne la Sardegna (18,9%),presentano percentuali di nascite naturali ben al di sotto dellamedia nazionale, con valori che oscillano dal 13,1% della Siciliaal 5,1% della Basilicata. Delle regioni del Centro-nord, solo nel Lazio la nuzialita'(4,2) e' un gradino sopra la media, mentre i valori minimi sirilevano nell'area a Nord-est del Paese, particolarmente inFriuli-Venezia Giulia (3,2), in Emilia-Romagna (3,4) e inTrentino-Alto Adige (3,4). In queste regioni, le coppiemanifestano, inoltre, una maggiore propensione a procreare, purnon essendo unite dal vincolo coniugale. Il massimo si rileva inProvincia di Bolzano (38% di nascite naturali) e in Valle d'Aosta(32%). Tra le regioni del Nord maggiormente rilevanti in terminidemografici vanno menzionate la Liguria (29%), l'Emilia-Romagna(29%) e la Toscana (28%). In questa area del Paese, osserval'Istat, le coppie si rifanno a un modello familiare piu' inlinea con le tendenze dei Paesi nord-europei, meno legate almatrimonio e piu' libere da vincoli nei confronti dellanatalita'. Viceversa, nelle regioni del Mezzogiorno, vige unmodello di coppia di stampo piu' tradizionale, dove il passaggiodel matrimonio rappresenta un vincolo importante prima di averedei figli.---Nota stampa. On. Grillini (Ps). Istat. Crolla il matrimonio tradizionale, trionfano le coppie di fatto. Necessaria legge che riconosca nuove famiglie.La fotografia dell'Istat sulle famiglie italiane è l'istantanea di una rivoluzione: crollano i matrimoni tradizionali, trionfano le coppie di fatto con figli nati fuori dal matrimonio, in perfetta sintonia con ciò che accade nel resto dell'Europa.All'Italia resta il triste primato dell'unico paese europeo che ancora distingue tra "figli legittimi", quelli nati nel matrimonio, e "figli naturali", quelli nati "fuori" dal matrimonio. Questi ultimi sono ancora discriminati in materia successoria.Il crollo dei matrimoni è legato ad una forte crisi dell'istituto tradizionale, ritenuto obiettivamente troppo rigido, e, in caso di crisi, troppo difficoltoso da sciogliere.L'interruzione anticipata della legislatura ha impedito purtroppo che arrivasse almeno al voto della lacunosa proposta sui CUS, i contratti di unione solidale, e di quella urgentissima sul divorzio breve.A mio parere la crisi del matrimoniale tradizionale è strettamente connessa all'incapacità del Legislatore di declinare la famiglia al plurale e di approvare leggi che riconoscano i diritti di tutte le famiglie, comprese quelle gay. Coloro che sostengono, a parole, di voler difendere la famiglia tradizionale, non sono altro che i maggiori responsabili della sua crisi.Il riconoscimento dei diritti di tutte le famiglie favorirebbe una maggior coesione sociale, e, ovviamente, l'inclusione determinerebbe un forte aumento dei nuclei familiari stessi.I dati Istat dimostrano che anche in Italia è assolutamente necessario riconoscere pari diritti e pari dignità a tutte i nuclei familiari esistenti.

On. Franco GrilliniDeputato socialista

Sabato 23 febbraio alle ore 10.30 a ROMA - Linfa cerca coppie che si vogliono unire.

LINFA - Lega Italiana Nuove Famiglie, sta organizzando un'importante iniziativa sulle unioni civili chiamata presso la Sala delle Conferenze dell'Authority per la Privacy di Piazza Montecitorio. Questa iniziativa sarà importante perchè coinvolgerà direttamente le coppie conviventi e i parlamentari.
Ogni parlamentare "adotterà" simbolicamente una coppia consegnandole un certificato di Unione Civile e impegnandosi pubblicamente a farlo diventare, al più presto, da simbolico a reale.Come sapete, Linfa è l'associazione italiana che riunisce le nuove famiglie. Nuclei fondati sull'affetto, l'amore e la solidarietà. Coppie eterosessuali e omosessuali che vivono in questo paese senza ricevere dallo Stato alcun tipo di tutela e garanzia, con la possibilità reale e quotidiana di trovarsi di fronte a pesanti discriminazioni. A cominciare da quella insopportabile dell'impossibilità di visitare e avere informazioni sulla salute della persona che amiamo.

Per questo è necessario che il prossimo Parlamento (che uscirà dalle urne dopo il 13 e 14 Aprile 2008) riconosca queste nuove realtà, a partire dall'approvazione urgente di un istituto giuridico che tuteli le coppie che convivono.

Tra qualche giorno tutte le informazioni saranno disponibili sul sito http://www.linfa.tv/

Per tutte le coppie di fatto etero, gay e lesbiche che volessero partecipare alla manifestazione del 23 febbraio e per qualsiasi altra informazione, scrivere a: presidente@linfa.tv

Contiamo nella vostra partecipazione! Fate passaparola!

Un caro saluto

Alessandro Zan

Presidente nazionale Linfa
Lega Italiana Nuove Famiglie:
presidente@linfa.tv

Sala delle Conferenze

Authority per la Privacy

Sabato 23 febbraio 2008 ore 10.30

Piazza di Montecitorio 123/A Roma

Anna, due papà e un album con tante fotografie

25/01/2008 - Corriere della Sera

ROMA — Tobia sognava da sempre di diventare padre. Marco, invece, non ci aveva mai pensato. «Quando sei gay e adolescente negli anni '80 — dice ridendo — quello che potevi immaginarti era di passare la vita nei parchi, tra incontri occasionali». Ma oggi è diverso. Così, nel 2008, alla fine di quattro piani senza ascensore, la coppia apre la porta di casa ai cronisti tenendo in braccio Anna, capelli castani e due occhi nerissimi, due anni fra qualche settimana. Una bimba con due papà («Pa-tò e Papà-co» come li chiama lei), nata grazie all'aiuto di due donne, una donatrice (che ha dato i propri ovuli) e una portatrice che l'ha cresciuta in grembo in California dove anche le coppie omosessuali possono ricorrere alla maternità surrogata. La pratica in Italia è illegale e parlarne apertamente è ancora un tabù. Per questo i due uomini, entrambi insegnanti, socialmente impegnati, uno di loro è scrittore e conduttore radiofonico, preferiscono raccontare la loro storia rimanendo nell'anonimato. «Lo facciamo per proteggere Anna — spiegano —. Non vogliamo che sia al centro dell'attenzione».

L'appartamento, tre stanze e soggiorno, a ridosso delle mura aureliane, è di quelli senza pretese. Pochi mobili e un'infinità di libri, stipati negli scaffali. Per terra, sparsi un po' ovunque, i giochi della bambina. «Ho dovuto faticare un po' a convincere Marco — racconta Tobia, 43 anni, un viso da bambino invecchiato dai capelli bianchi —. Abbiamo cominciato a parlarne dopo 4 o 5 anni di rapporto, verso il '98-'99». «Maggio 99», puntualizza subito l'altro, 42 anni, capelli neri e carnagione mediterranea. «All'inizio — spiega — la reazione era di perplessità. Quando abbiamo scelto la strada delle agenzie americane il dubbio maggiore era l'idea di avere un bambino passando attraverso una transazione economica». «Per me — interviene Tobia — è stato importante il fatto che venisse comprato un servizio, non un figlio. Paghi anche se, per qualunque motivo, il bambino non nasce». Il costo è alto. Centoventimila dollari.

La priorità per entrambi è evitare di sfruttare un'altra persona. «Sapevamo che non ci avrebbero proposto donne senza figli o in una situazione di bisogno. Abbiamo compilato questionari molto molto complicati, con quello che cercavamo, le nostre esigenze, le nostre opinioni e convinzioni». La prima candidata viene scartata. Poi l'incontro con Jane, 38 anni, quattro figli e il desiderio di aiutare una coppia gay. «Quando le abbiamo parlato la prima volta ci è subito piaciuta, era con il suo compagno e per tutto il tempo è stata sostenuta dalla sua famiglia. Con i soldi della surrogacy ha seguito un corso di specializzazione per avanzare nel suo lavoro di infermiera professionale».

Per la donatrice, che nessuno dei due ha incontrato, ci si è affidati un po' all'istinto. «Abbiamo scelto su un catalogo in base alla simpatia che ci ispirava... e poi l'italianità. La faccia che fosse più mediterranea». Marco: «Ci è piaciuto che lei parlasse di politica. E poi la disponibilità a incontrare Anna se un giorno vorrà scoprire la sua storia». Il padre biologico è Tobia — quegli occhi non ingannano — ma la decisione è stata meditata. «All'inizio — dice — abbiamo fatto un po' Oreste e Pilade: "fallo tu, no fallo tu"». «A un certo punto — interviene Marco — siamo arrivati ai fogliettini». Cioè? «Cartoncini con su scritto "Marco" o "Tobia": e poi l'estrazione a sorte. Non serviva a scegliere, ma a vedere chi ci rimaneva più male. Alla fine era Tobia. L'agenzia permette anche di mischiare lo sperma, per non sapere chi sia il padre, ma per una forma di chiarezza abbiamo rifiutato ». «E poi — conclude Tobia — penso che non ci rendessimo conto di quanto sarebbe stata figlia di tutti e due». Certo, in Italia, Marco resterà sempre un estraneo per Anna di fronte alla legge. Solo in California, grazie a una sentenza del tribunale di San Diego, entrambi risultano come padri. «Se un giorno morissi — scherza Tobia — Marco potrebbe scappare in America».

Il rapporto con la madre surrogata e con la sua famiglia è stato molto profondo e continua ancora oggi. Quando Jane è rimasta incinta, nel 2005, la coppia era in California e ci è tornata a Natale per l'ecografia. «Per i mesi della gravidanza — aggiunge Tobia — avevamo preparato delle cassette con le nostre voci, che Anna poteva sentire quando era ancora nell'utero. A marzo siamo tornati per il parto e in sala c'eravamo noi, la madre e la cognata. Abbiamo tagliato il cordone ombelicale e siamo stati i primi a prenderla in braccio». «Lei — dice Tobia — non l'ha allattata, è uscita quasi subito dall'ospedale, noi siamo rimasti lì due notti in una stanza con Anna». Dopo 18 giorni un aereo intercontinentale, l'arrivo a Roma e la registrazione allo stato civile. Sul certificato di nascita americano ci sono i nomi di Tobia e di Jane, anche se lei ha rinunciato a ogni diritto sulla bambina.

Oggi la vita di entrambi ruota intorno alle esigenze della piccola. Tobia insegna in un corso serale, Marco al mattino. Mai presa una baby sitter. Una routine da famiglia «normale », perfettamente accettata dagli altri. «Ai nostri genitori — dice Tobia — non l'abbiamo detto finché non è stato tutto pronto. E sono stati entusiasti». «Anche i vicini — aggiunge Marco —, quelli con cui i rapporti erano un po' più freddi, si sono inteneriti». Quando sarà più grande, Anna saprà come è nata. «Le diremo — spiega Tobia — che ci sono delle signore che ci hanno aiutato ad averla. E stiamo preparando un quadernone ad anelli con la sua storia e le foto (lei nell'ecografia, Jane incinta). Se poi ci contesterà ben venga. Siamo entrambi insegnanti e sappiamo come funziona l'adolescenza».

FRANCIA: NEGATA ADOZIONE A LESBICA, CONDANNA DA CORTE STRASBURGO


La Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato la Francia per aver rifiutato a una lesbica l’autorizzazione ad adottare un bambino. Con dieci voti contro sette la Corte ha decretato che Parigi ha violato l’articolo 14 (divietod id iscriminazione) e l’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Una sentenza che potrebbe avere riflessi per altre adozioni gay in Europa.
I giudici di Strasburgo hanno stabilito che le autorità francesi dovranno versare alla maestra elementare E.B., 45 anni, la somma di 10 mila euro per danni morali e dovranno impedire che simili discriminazioni si ripetano in futuro.
Il caso era finito a Strasburgo nel 2002, dopo che la Corte di Cassazione aveva respinto il ricorso della donna sostenendo che il no alla domanda di adozione presentata quattro anni prima era dettato dalla sua “scelta di vita” e non dalla sua omosessualità. Un no che il giudice di prima istanza aveva motivato con l’assenza di una figura paterna e con il ruolo poco chiaro della partner di E.B., una psicologa con cui convive dal 1990. Ma la Sezione allargata (Grand Chamber) della Corte europea ha valutato che il diniego era legato all’orientamento sessuale dell’aspirante madre adottiva, anche perché la Francia riconosce le adozioni per i single.

Famiglie, Coppie e Genitori LGBTQI Verona

Famiglie LGBTQ è il Blog di tutte le famiglie, le coppie e i genitori LGBTQI di Verona. Il nostro scopo è il pieno riconoscimento dei diritti per le nostre famiglie e per le nostre unioni.
Se volete ricevere informazioni su di noi, lo potete fare scrivendoci una e-mail: familygay.verona@gmail.com - Altre informazione le trovate presso le sedi delle associazioni e dei gruppi LGBT veronesi.