Presentato il testo della proposta di legge dei Didore


Il Corriere della Sera
ROMA — La famiglia è la famiglia. Per carità. Unica e costituzionalmente tutelata: non si tocca. Ma il resto è vita. Il resto esiste e sono le coppie conviventi, omosessuali o no. E comunque hanno bisogno di diritti. Eccoli gli otto articoli di diritti.
Ovvero: i Didore, diritti e doveri di reciprocità. La proposta di legge pensata, voluta e strutturata dai ministri Gianfranco Rotondi e Renato Brunetta che verrà depositata oggi alla Camera (protocollo Ac 1756).
A depositarla saranno Franco De Luca e Lucio Barani, i primi firmatari della proposta, due deputati che sembrano usciti dalla Prima Repubblica. Barani, per non confondere le sue origini socialiste craxiane, gira ancora con il garofano rosso all'occhiello. De Luca non dimentica di ricordare Gerardo Bianco, il suo maestro democristiano. Otto articoli e se il primo è per precisare l'unicità della famiglia, il secondo è per definire i titolari dei diritti della proposta di legge: persone maggiorenni, conviventi da almeno tre anni non legati da vincoli di parentela né da precedenti matrimoni.Al terzo articolo si comincia: tra questi conviventi c'è il diritto di assistenza nel caso di malattie o ricovero presso strutture ospedaliere.
Al quarto articolo si va oltre: il diritto di decisioni di questioni etiche. Come per quello che riguarda malattie fortemente invalidanti. O circa la donazione degli organi, ma anche sulle modalità delle esequie. Ma non finisce qui. Anzi.
L'articolo 5 e l'articolo 6 regolano l'abitazione della convivenza.Se muore il convivente proprietario della casa, l'altro ha il diritto di rimanerci in quella casa. Perlomeno ne ha diritto fino ad una nuova convivenza o un eventuale matrimonio. L'altro articolo prevede invece il subentro del contratto di affitto fra i due conviventi. Ce ne è anche per gli alimenti. Proprio come in una vera separazione: oltre la cessazione della convivenza è previsto che il convivente più debole abbia diritto di avere alimenti. Per capire: ci si richiama all'articolo 438 del codice civile. E per convivente più debole si intende quello che non ha mezzi propri di sostentamento. Il tutto, è ovvio, per un periodo proporzionato alla convivenza.La proposta di legge dei Didore verrà depositata oggi e porta in calce già una cinquantina di firme, raccolte soltanto tra i parlamentari della Pdl. Ma il ministro Rotondi lo ha già detto molte volte: il suo obiettivo è avere anche le firme dell'opposizione, da quella di Paola Concia a quella di Paola Binetti.
Alessandra Arachi

Papà gay ottiene l'affidamento congiunto della figlia

Il padre potrà stare con la figlia, un week end a settimane alterne, tre settimane d'estate, sei giorni durante il periodo natalizio e tre per la settimana di Pasqua. La decisione è stata accolta favorevolmente da diverse associazioni, non solo gay. "Le capacità genitoriali - dicono - prescindono dalle propensioni sessuali"

Il tribunale di Bologna ha deciso l'affidamento condiviso di una figlia minorenne ad una coppia separata nella quale il padre è dichiaratamente omosessuale. Si tratta del primo provvedimento del genere in Italia (nel 1997 era stata una mamma a dichiarasi omosessuale ma mai fino ad oggi era successo che a dichiararsi pubblicamente gay fosse il papà). In un primo momento, dopo la separazione, la bambina era stata affidata alla madre, con la facoltà per il padre di vederla quando lo desiderava previo accordo con la madre. In seguito però, visti gli ostacoli della donna a consentire al padre di vederla, ne è nata una contesa legale conclusa con la decisione del Tribunale di un affidamento ad entrambi i genitori. Nella loro decisione i giudici, pur mantenendo la residenza abituale della bambina presso la casa della madre, hanno fissato una regolamentazione precisa dei tempi nei quali sarà il padre a stare con la figlia, che prevedono fra l'altro un week end a settimane alterne, tre settimane durante l'estate, sei giorni durante il periodo natalizio e tre per la settimana di Pasqua. La sentenza è stata accolta positivamente da diverse parti. L'Ami, l'Associazione Matrimonialisti Italiani, giudica assolutamente condivisibile la sentenza del Tribunale di Bologna che ha applicato l'istituto dell'affidamento condiviso anche al caso di una coppia in cui uno dei due genitori, nel caso il padre, si era dichiarato omosessuale. "Nel 20% dei casi di separazione e richiesta di affidamento congiuto dei figli - dice il presidente Gian Ettore Gassani -, uno dei coniugi è omosessuale ma non lo dichiara pubblicamente. Quello di Bologna è il primo caso in cui un padre ammette pubblicamente, durante il processo, la propria omosessualità". La sentenza tra l'altro, aggiunge l'avvocato Gassani, "è
in linea con lo spirito delle attuali leggi che mirano ad eliminare ogni discriminazione di sorta nel rapporto tra genitori e figli. Inoltre, secondo gli orientamenti della maggioranza degli psicologi che si occupano di diritto di famiglia, le capacità genitoriali prescindono dalle propensioni sessuali".Anche l'Arcigay accoglie con favore la sentenza del Tribunale di Bologna. "La decisione di affidare congiuntamente la figlia minorenne sia alla madre che al padre, dichiaratamente omosessuale - afferma Aurelio Mancuso presidente nazionale dell'Arcigay -, si prefigura come un altro segno di civiltà giuridica, in un paese dove è solo la politica che non fa il suo dovere. Ci sono già state molte sentenze negli anni che hanno riconosciuto a donne lesbiche di ottenere l'affidamento dei propri figli. Questa sentenza, rafforza l'idea condivisa in tutta l'Europa e l'Occidente avanzati che le e gli omosessuali sono buoni genitori e hanno gli stessi diritti di quelli eterosessuali". Un po' polemico (ma con la stampa) Michele Giarratano, responsabile giuridico del Comitato bolognese Arcigay "Il Cassero", secondo il quale "i giudici di Bologna non hanno fatto nulla di straordinario se non applicare correttamente la legge italiana, la Costituzione e la legge europea. Dello stesso parere anche Sergio Rovasio segretario dell'associazione radicale "Certi diritti". Chi avrebbe mai pubblicato - chiede Giarratano - un affidamento condiviso ad un genitore nero? Raccontando episodi quotidiani ponendo l'accento su un fattore non determinante quale l'orientamento sessuale di un genitore, diventa una disparità di trattamento, una vera e propria discriminazione". Di parere diametralmente opposto il deputato dell'Unione di Centro Luca Volontè secondo il quale "la decisione del Tribunale di Bologna devasta i diritti dell'infanzia". A devastare i diritti dell'infanzia, secondo Volontè, sarebbe il contesto nel quale il minore viene inserito. "Un bimbo - precisa - non può crescere in maniera equilibrata e serena con molteplici figure maschili che si scambiano il ruolo di padre".Secondo una ricerca condotta qualche anno fa da Arcigay in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità, si può calcolare che ad oggi sono circa 100mila i bambini con genitori omosessuali.I genitori sono tali indipendentemente dagli orientamenti sessuali. Sei d'accordo? Dì la tua
(23 luglio 2008)

Finché morte ci unisca al cimitero


A Rimini i conviventi avranno gli stessi diritti delle coppie sposate, anche se solo al cimitero.

A Rimini, diversamente da altre comuni, il regolamento cimiteriale non consente di acquistare loculi pre-mortem: solo all'atto del decesso la famiglia del defunto può provvedere alla sua sistemazione sborsando una cifra che si aggira sui 5.000 euro.Con l'approvazione del nuovo regolamento invece, non solo i coniugi potranno riservarsi posti vicini ma potranno farlo anche i conviventi grazie a un emendamento proposto da Rifondazione comunista passata quasi all'unanimità, con il voto favorevole anche di cattolici, di ogni posizione politica, e del centrodestra che a Rimini è all'opposizione. Unico astenuto un consigliere dei Popolari Liberali (ex Udc) che ha avanzato timori speculativi o possibili obiezioni da parte degli eredi.Il tema è quello delle coppie di fatto, un riconoscimento sul quale si spendono anche in questi giorni parole e discussioni, fantasmi di legge con i nomi più diversi - Pacs, Dico, DiDoRe - ma ben pochi fatti a eccezione di botta e risposta tra maggioranza e opposizione e moniti dei Papa. In assenza di una normativa a livello nazionale i comuni viaggiano a due velocità nei limiti legislativi che gli sono concessi. Talvolta non senza tornare sui propri passi: come a Genova dove il registro delle unioni era dato per imminente all'inizio dell'anno ma ancor manca o come a Pescara, dove invece stanno pensando di revocarlo.

E BRUNETTA LANCIO' I «DIDORE»

E BRUNETTA LANCIO' I «DIDORE»: COPPIE DI FATTO, DIRITTI MA SENZA COSTI «Lo Stato tuteli gli altri legami, non mi interessa se etero o omo».Famiglia cristiana: un pasticcio mercoledì 17 settembre 2008 ,da il Corriere della Sera

Il personaggio «E' una riflessione da professore che porto avanti con Rotondi. Sì all'assistenza, però ci devono essere doveri»«Questo governo è la più grande coalizione riformatrice della storia repubblicana, il vero erede della tradizione di centrosinistra»---«Non è un progetto del governo, né della maggioranza; nel programma di governo infatti non c'è.È una riflessione da professore, non da ministro. Una riflessione politico-culturale. Nata da un articolo che firmai con Giuliano Cazzola su Libero nel febbraio 2007, contro i Pacs e i Dico della sinistra. E sviluppata con il mio vicino in consiglio dei ministri, un uomo di grande cultura e intelligenza politica come Gianfranco Rotondi. Ne parlo per la prima volta. E come prima cosa dico questo: se la nostra riflessione è utile, se serve per unire, per aggiungere, per accrescere la felicità dei cittadini, andiamo avanti», dice Renato Brunetta.«Se invece ne nascono divisioni e lacerazioni, la straccio. Abbiamo ben altre cose da fare. Però...». Però ai «Didoré», come li chiama, Brunetta non ha ancora rinunciato. Non vorrebbe parlarne. La prima preoccupazione è evitare polemiche, non replicare alle critiche del mondo cattolico, espresse prima da Avvenire e ora da Famiglia Cristiana. Però il ministro della Funzione pubblica non rinuncia a chiarire meglio il suo progetto. «Né Dico, né Pacs. Con il pretesto dei diritti, la sinistra intendeva puntare alla roba. Assalire la diligenza del welfare. In particolare, le pensioni di reversibilità; su cui l'Italia ha già le norme più generose al mondo, che però non affondano il sistema perché di solito un coniuge sopravvive all'altro di una manciata di anni. Ma con i Dico il superstite avrebbe percepito la pensione per venti o trent'anni: un disastro. Al contrario, i Didoré — DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi — non prevedono oneri per lo Stato.Non un solo euro a carico del contribuente. Non welfare; diritti individuali. La sinistra, nascondendosi dietro le coppie omosessuali, aveva progettato un colpo grosso, un imbroglio. Paradossalmente, meglio Zapatero, per cui le due tipologie di convivenza si equivalgono. Per me, così non è, così non può essere e non voglio che sia».«Ecco l'altro punto importante: nessuna mimesi, nessuna imitazione riduttiva del matrimonio.La mia visione della famiglia è quella dell'articolo 29 della Costituzione, e non può prescindere dal matrimonio tra un uomo e una donna. La famiglia è un bene pubblico, e come tale destinatrice di welfare. Lo stesso vale per una coppia con figli. Ciò non toglie esistano altri legami che non sono beni pubblici, ma possono essere considerati beni meritevoli. Cioè beni che meritano l'attenzione e la tutela dello Stato. A me pare che in questa categoria rientrino legami di affettività, di reciprocità solidaristica, di mutua assistenza; a prescindere dal sesso. Da buon laico, non voglio uno Stato che si infili in camera da letto e guardi sotto le lenzuola. Se due persone decidono di vivere insieme — non mi interessa se vadano a letto o no, se siano etero o omo; purché si scambino affettività e solidarietà —, credo possa essere considerato positivo». Da qui l'idea — «dell'economista», precisa Brunetta — di un testo unico che possa migliorare la vita di molti cittadini senza spese per lo Stato. Prevedendo il diritto, in caso di malattia, di visitare il convivente e accudirlo. Di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie. Di succedergli nel contratto di locazione. Diritti, ma anche doveri: ad esempio, gli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza.È una proposta su cui Brunetta non cerca lo scontro, anzi. «Semplicemente, alla teoria del piano inclinato, per cui qualsiasi spiraglio può aprire una deriva che si sa come comincia e non come finisce, preferisco la teoria della barriera. Della diga. Di qua la famiglia. Di là una situazione diversa, disciplinata da poche e chiare regole, che sono pur sempre meglio dell'impasse, dell'ipocrisia, del caos di oggi. Se si può creare un terreno di convergenza tra laici e cattolici, bene. Non sono credente. Ma credo nel rispetto reciproco, nel confronto, nella collaborazione. Se invece si va alla rottura, io rinuncio. Il paese ha ben altri problemi, e il lavoro non ci manca».Quel che gli sta davvero a cuore, dice Brunetta, è proseguire le riforme. «Questo governo rappresenta la più grande coalizione riformatrice della storia repubblicana. Il vero erede della tradizione di centrosinistra ». Addirittura? «Forza Italia mette insieme tutte le anime riformiste del vecchio centrosinistra: noi socialisti lib-lab, i repubblicani di La Malfa, i liberali di Biondi, i socialdemo-cratici, i cattolici liberali. Insomma, il centrosinistra che ha governato il boom economico e poi il pentapartito che ha salvato il paese dall'inflazione ai tempi di Craxi e in seguito di Amato e Ciampi. Dopo il diluvio di Tangentopoli, Berlusconi ha avuto la geniale intuizione di allearsi con il riformismo padano, che porta al federalismo fiscale, e con il riformismo nazionale della nuova destra di Fini, che ha fatto un lavoro straordinario, pur se è troppo generoso quando rinuncia a ribadire che molti antifascisti non erano democratici. Di là ci sono la sinistra democristiana, le frange extraparlamentari e gli ex comunisti. Che sono sempre stati dalla parte opposta al riformismo: contro la Nato, contro l'Europa, contro lo Statuto dei lavoratori, contro il decreto di San Valentino, contro la politica dei redditi. Quando sento D'Alema definirsi socialista mi vengono i brividi. Non a caso, votano per noi i colletti blu e le partite Iva: l'Italia che lavora e quella che rischia. Votano per la sinistra i settori protetti, in particolare pezzi di pubblico impiego, e la rendita. Per troppi anni i salari del settore privato non sono cresciuti, e di conseguenza è calata la produttività; la dinamica salariale è stata vivace solo nei settori protetti. La Cgil ha scambiato moderazione salariale con potere politico. Noi dobbiamo liberare i salari dalla moderazione. Una parola che a me non piace».La prossima settimana, anticipa Brunetta, è in arrivo un'altra novità. «Tutto in rete. Il primo accordo sarà con la Gelmini: la scuola. Il secondo con Alfano: la giustizia. Poi toccherà alla Lombardia e alla Campania, quindi a Milano e a Napoli. Alla fine la pubblica amministrazione farà sessanta convenzioni — con gli altri ministeri, con le Regioni, con i comuni capoluogo — per digitalizzare e collegare tutti in rete. Addio carta; via mail si faranno pratiche, certificati, licenze; andranno su Internet anche la pagelle ». E la crisi Alitalia? Quanti licenziati fineranno sul groppone dello Stato? «Neanche uno. La pubblica amministrazione deve diventare un'eccellenza, non fare da ammortizzatore sociale. Mi rifiuto di credere che il mercato non possa assorbire 3200 esuberi. Se ne arriva uno solo, me ne vado io. Ma Berlusconi ha già detto che non accadrà».

Riconosciamo le nostre Unioni e Famiglie

Partirà in Autunno la campagna di Arcigay, Arcilesbica, Agedo e Famiglie Arcobaleno per il riconoscimento delle nostre famiglie e delle nostre unioni. In un'Italia sempre più oscurantista e asservita al Vaticano, che si oppone a qualsiasi legge sui diritti, la comunità LGBT* si autoriconoscerà con apposite iniziative con registri e certificazione. Anche Verona non mancherà di fare la sua parte.

L´ULTIMA SFIDA DEGLI OMOSESSUALI "FAREMO NOI IL REGISTRO DELLE UNIONI" L´iniziativa lanciata da Arcigay, Arcilesbica, Famiglie arcobaleno e Agedo giovedì 11 settembre 2008 da la Repubblica

Mancuso: apriremo il confronto anche con banche e assicurazioni di PAOLA COPPOLA ROMA - «Vogliamo un riconoscimento pubblico della nostra unione».

«Lasciare una traccia della vita insieme ci tutela». Federico ha 35 anni, Matteo 31, da dieci anni stanno insieme, da due dividono anche una casa a Bologna. Sono una coppia per gli amici con cui escono la sera, per i colleghi, davanti a genitori e parenti. Lo sanno tutti. Sono invisibili soltanto per lo Stato. Federico e Matteo si iscriveranno al "registro nazionale delle coppie gay". Un registro pubblico e autogestito, su scala nazionale, che vuole documentare e riconoscere l´esistenza di migliaia di convivenze, dare visibilità alle unioni di fatto tra omosessuali. L´iniziativa - che è promossa da Arcigay, Arcilesbica, Famiglie arcobaleno e Agedo (Associazione di genitori di omosessuali) - sarà inaugurata con un evento pubblico in almeno 60 città italiane: «Ci saranno celebrazioni collettive e iscrizioni di coppia, ci si potrà registrare nelle piazze, nei condomini, nei giorni successivi si dovrà andare nella sede locale delle organizzazioni», anticipa Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay. Data prevista per l´apertura del registro l´8 e il 9 novembre, anche se si attende la conferma del consiglio nazionale di Arcigay del 20 settembre. «Dopo la delusione della campagna sui Pacs vogliamo puntare sulle iniziative dal basso. Chiediamo alle coppie di mostrarsi alla luce del sole, di fare un atto di impegno civile e di visibilità, per ritornare a far pressione sulla politica», chiarisce Mancuso. Poi precisa: «Il registro delle famiglie omosessuali non ha un valore esclusivamente simbolico. Nel nostro paese, che è ormai un caso isolato nell´Unione Europea, la politica è rimasta indietro rispetto ai segnali che arrivano dall´economia e dalla società, per questo motivo il registro servirà anche ad aprire un confronto con le imprese, come banche e assicurazioni, che hanno dimostrato dei segnali di interesse verso queste realtà ormai consolidate». L´obiettivo della campagna è di colmare un vuoto normativo, dare un respiro nazionale e organizzato ai registri simbolici delle unioni civili che esistono in alcuni casi a livello locale, fare uscire dal cono d´ombra queste coppie in attesa che la legge riconosca loro diritti e doveri, regolamenti le convivenze, dia valore al progetto di una vita in due anche al di fuori del matrimonio e tra persone dello stesso sesso. In concreto, per iscriversi al "registro nazionale", davanti a due testimoni, si firmerà un documento di unione che - chiarisce Paolo Patanè, responsabile giuridico di Arcigay - «qualifica la coppia di fatto, conferma la convivenza, fornisce informazioni sulla privacy e chiede la trascrizione dei nomi».Le coppie si impegnano al reciproco sostegno morale e materiale. Acquisiscono dei vantaggi ma minimi rispetto a quelli che garantirebbe una legge. «Ad esempio - continua Patanè - in uno statuto comunale che attribuisce uguali diritti a sposati e conviventi potrebbero concorrere per l´attribuzione di alloggi popolari o l´assistenza domiciliare». E aggiunge: «Il registro comunque stimolerà una mappatura delle coppie e sarà un primo passo verso il loro riconoscimento sostanziale».Un comitato di giuristi sta mettendo a punto la formula del documento da sottoscrivere. Continua Patanè: «Studiamo la possibilità che la registrazione comporti delle agevolazioni da concordare con imprese private per l´accesso a un mutuo o accordi con le assicurazioni. Ma queste soluzioni non si sostituiscono al dovere dello stato di riconoscere e garantire diritti e doveri anche a queste coppie», precisa il giurista e ricorda che nel maggio scorso una sentenza della Corte di Cassazione ne ha riconosciuto il valore di famiglia. In attesa di una risposta dalla politica, da noi si muovono le associazioni.

Se volete organizzare un'iniziativa o una cerimonia per il riconoscimento della vostra famiglia o unione, possiamo farlo assieme.
Chiamateci al 349.3134852 - o tramite e.mail a:
familygay.verona@gmail.com

Improvvisamente l'inverno scorso


Un po' di date:

1976 GustavHofer (a destra) nasce a Sarentino, in Alto Adige.
2000 Si conoscono all’entrata di un teatro, sempre a Roma. “È amore a prima vista. Tre giorni dopo siamo andati a vivere insieme”.
2007 Il governo Prodi presenta il ddl sui Dico. Poi cade per un voto, quello del senatore a vita Giulio Andreotti, contrario al riconoscimento delle unioni di fatto. La legge non verrà mai approvata.
2008 “Improvvisamente l’inverno scorso”, il loro documentario sui Dico, viene premiato con la menzione della critica la Festival di Berlino (http://www.improvvisamentelinvernoscorso.it/).
GUSTAV HOFER E LUCA RAGAZZI hanno girato un documentario pieno d’ironia sul viaggio loro e dell’Italia alla ricerca dei Dico. E sul perché è fallito.
Il vostro film sui Dico, “Improvvisamente l’inverno scorso”, è uscito un anno fa. È finito nei cinema e nelle tv di 4 continenti, da New York a alla Corea. In Italia non l’ha visto quasi nessuno: perché?
Gustav
: Tutti i distributori cinematografici e le tv italiani che abbiamo contattato ci hanno risposto: “È bellissimo, ma ci dispiace: non è il momento politico per un film così”. Cosa c’entra il “momento politico”?
Gustav: Sostenevano che è scomodo un po’ per tutti: per la Chiesa come per il Pd. Lo abbiamo dovuto portare nei cinema in modo carbonaro, grazie al sito (http://www.improvvisamentelinvernoscorso.it/ ). E così abbiamo fatto comunque 12mila spettatori: per una non distribuzione è tanto. Scomodo? Cosa c’è nel documentario?
Gustav: Raccontiamo come non è stata fatta la legge sulle unioni di fatto. Ho deciso di girarlo il giorno in cui è caduto il governo Prodi per il voto mancante del senatore a vita Giulio Andreotti. Che ha negato la fiducia perché il governo aveva appena presentato il disegno di legge sui Dico. Mi sono detto: non è possibile che al giorno d’oggi non sia passata neppure una legge così, che era pochissimo.
In che senso, pochissimo?
Luca:
Perché si trattava di diritti a rate, la maggior parte arrivava dopo 8, 9 anni. Era pura burocrazia, per ottenere cose minime come il subentro nell’affitto. Ma visto che i media non l’hanno raccontato, la gente ha pensato che i Dico fossero il matrimonio gay e l’adozione.
Per spiegare i Dico, così, avete raccontato di voi, che state insieme da 8 anni...
Luca: Ormai nove! E sì, abbiamo voluto metterci la faccia.
Gustav: In tutti quei mesi di discussioni il tema della coppia gay era diventata una cosa astratta. Come spesso succede in Italia, sui media e in particolare in tv, non si parla mai dei fatti, ma solo delle polemiche. Noi volevamo mostrare che i Dico sono diritti di persone.
E perché siete andati alle manifestazioni di Comunione e Liberazione, al Family Day e ai cortei dell’estrema-destra?
Gustav:
Per capire le ragioni degli altri.
Le avete capite?
Luca: Abbiamo scoperto che molti ripetevano gli slogan sentiti in quei giorni in televisione. Gustav: C’era la deputata della Lega Carolina Lussano in tv, che urlava: “Con i gay non c’è procreazione, il mondo si estinguerebbe!”
Luca: E il giorno dopo uno ce l’ha detto per strada: il mondo si estinguerebbe.
Gustav: O ripetevano quello che aveva detto il presidente della Cei Angelo Bagnasco, che pedofilia e incesto vanno insieme all’omosessualità.
Nel film siete particolarmente duri con la Chiesa: non avete esagerato?
Luca:Non siamo duri con la religione. Siamo duri con la posizione politica del Vaticano, soprattutto nella figura di questo papa.
Gustav: È la Chiesa che ha provocato questa chiusura
sui Dico. Ma ci è riuscita perché i politici non hanno avuto il coraggio di metterle un limite e ricordarle che siamo in uno Stato laico, in si fanno le leggi per i cittadini, non soltanto per i cattolici. Anche col Pd non siete teneri: perché?
Gustav
: La coalizione di Prodi aveva nel programma la legge sulle unioni di fatto. Dopo che il suo governo è caduto la prima volta, l’ha abbandonata a se stessa. E l’ex ministra Barbara Pollastrini ci ha detto che nel Pd c’è un grande disagio sui Dico, perché viene considerato come un tema che
riguarda poche persone, per cui non porta voti. È aberrante.
Andare da chi era contrario alle unioni gay e dire noi siamo una coppia è stato difficile?
Gustav: No. È stato difficile accettare quello che ci rispondevano. C’è chi ci ha persino detto che non siamo una coppia.
Luca: Ma quando siamo stati al corteo dell’estrema destra abbiamo avuto paura. Se non tiravo via Gustav ci menavano.
Una cosa che la gente vi ha detto spesso è stata: “Perché uno deve dirmi che è gay? non voglio sapere cosa fa a letto!”...
Luca: Quella è la violenza più grande. In pratica ti chiedono di mentire, omettere, dissimulare. Perché? Non è che ti racconto quale posizione preferisco. Quello sì è privato. Ma il fatto che sono omosessuale è pubblico, non privato.
Perché pubblico?
Luca: Perché fa parte del mio stare al mondo.
Gustav: E invece, in Italia, al lavoro ci devo pensare tre volte prima di dire se porto il mio fidanzato. È una violenza,
Luca: Salvo poi scoprire che, se racconti le cose come stanno, dopo lo sconcerto iniziale la gente è quasi sempre disposta
ad accettarlo. Vede che non c’è niente di sbagliato né di minaccioso.
Alla fine del documentario voi vi “sposate”...
Luca: Sì ma dentro al discount “Dico”. Ci faceva troppo ridere!
Gustav: Il “discount italiano” per il discount dei diritti.
Elena intervista di City del 09 settembre 2008

Su Domenico Riso e la stampa italiana

Quando due giorni fa abbiamo letto in prima pagina sul Corriere che c’era una vittima italiana nella tragedia di Madrid e che questa vittima viaggiava “con il compagno e il figlio”, in tanti ci siamo stupiti: abbiamo dovuto leggere fino in fondo per capire se il Corriere intendesseproprio “quello”.
Siamo talmente abituati ad omissioni e censure, ad essere socialmente inesistenti e invisibili (ovisibili solo nei quadretti manipolatori e distorcenti che puntuali arrivano con le cronache morbose dei Gay Pride), che non ci aspettavamo che qualcuno potesse per una volta almeno in questo Paese raccontare i fatti dando alle cose il nome che hanno. Ci è del resto bastato sfogliare le pagine bianche de La Repubblica e de L’Arena ieri e oggi, e leggere i commenti di disappunto del nostro governatore Galan e dell’editorialista Merlo, per capire che in effetti il Corriere aveva osato un’impresa improbabile,fare un giornalismo sereno squarciando suo malgrado il muro di gomma di una pratica culturale profonda e diffusa inItalia: l’omissione censoria.C’era una famiglia su quel volo. Punto. Era così semplice dirlo, come si sarebbe potuto dire per qualsiasi altra famiglia. Era una famiglia nella sua quotidianità e come tale è stata raccontata da chi ha avuto il coraggio di farlo: perché più di mille Gay Pride, vale proprio il racconto di questa quotidianità normale a riconoscere nella società e nella cultura l’esistenza dei gay e delle lesbiche in questo Paese. Proprio per questo il racconto è stato “opportunamente” omesso da tutti gli altri media. Fosse stata una famiglia eterosessuale ce loavreste detto? Certo, ce lo avreste raccontato in coro con dovizia di particolari, interviste ad amici e genitori di lui, ad amici e genitori di lei, qualche quadretto romantico sulle ferie che “insieme” quella coppia con figlio aveva organizzato. Al di là dell’opportunità e dello stile di questo giornalismo che cavalca morbosamente l’onda della tragedia, questa volta “casualmente” niente di tutto questo è accaduto: per la quasi totalità dei mediaitaliani, ad eccezione del Corriere, su quel volo c’era un single italiano e residente a Parigi in ferie con un amicoqualsiasi e un bambino circondati da eufemismi, qualche nota campanilistica sul dolore del paese di origine e la questione è stata chiusa. Una farsa mediatica nella tragedia: certe quotidianità normali non vanno proprio raccontante.La difesa di questa linea censoria omissiva è del resto arrivata imperterrita con le parole di Merlo e Galan: “de coccio”, direbbero a Roma, perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. “Non si fruga nelle lenzuola” è l’argomento: quante volte ormai abbiamo sentito questa oppportunistica e militante litania ipocrita?Si usa per cancellare la nostra vita sociale e civile, per suggerire di fatto che le nostre relazioni e i nostri amori non hanno una forma e un contenuto socialmente e giuridicamente apprezzabili. Le nostre relazioni non esistono e non abbiamo diritto a quadretti romantici mediatici perché, al contrario delle famiglie eterosessuali, la nostra vita sociale e affettiva è banale “privato sotto le lenzuola”: per gli altri scatta il racconto sociale romantico di una famiglia “normale” eterosessuale, per noi scatta la pruderie e il “rispetto” per la vita cruda e privata dei singoli (corpi) sotto le lenzuola. Era così scandaloso e difficile dirlo? Domenico Riso era in volo con la sua famiglia, dueuomini e un figlio. Voler a tutti i costi far passare l’omissione censoria dell’indicibile per rispetto della persona è davvero un esercizio patetico e rivoltante di furberia culturale.

Michele Breveglieri
Membro del direttivo di Arcigay “Pianeta Urano”- Verona

Famiglie, Coppie e Genitori LGBTQI Verona

Famiglie LGBTQ è il Blog di tutte le famiglie, le coppie e i genitori LGBTQI di Verona. Il nostro scopo è il pieno riconoscimento dei diritti per le nostre famiglie e per le nostre unioni.
Se volete ricevere informazioni su di noi, lo potete fare scrivendoci una e-mail: familygay.verona@gmail.com - Altre informazione le trovate presso le sedi delle associazioni e dei gruppi LGBT veronesi.