Riconosciamo le nostre Unioni e Famiglie

Partirà in Autunno la campagna di Arcigay, Arcilesbica, Agedo e Famiglie Arcobaleno per il riconoscimento delle nostre famiglie e delle nostre unioni. In un'Italia sempre più oscurantista e asservita al Vaticano, che si oppone a qualsiasi legge sui diritti, la comunità LGBT* si autoriconoscerà con apposite iniziative con registri e certificazione. Anche Verona non mancherà di fare la sua parte.

L´ULTIMA SFIDA DEGLI OMOSESSUALI "FAREMO NOI IL REGISTRO DELLE UNIONI" L´iniziativa lanciata da Arcigay, Arcilesbica, Famiglie arcobaleno e Agedo giovedì 11 settembre 2008 da la Repubblica

Mancuso: apriremo il confronto anche con banche e assicurazioni di PAOLA COPPOLA ROMA - «Vogliamo un riconoscimento pubblico della nostra unione».

«Lasciare una traccia della vita insieme ci tutela». Federico ha 35 anni, Matteo 31, da dieci anni stanno insieme, da due dividono anche una casa a Bologna. Sono una coppia per gli amici con cui escono la sera, per i colleghi, davanti a genitori e parenti. Lo sanno tutti. Sono invisibili soltanto per lo Stato. Federico e Matteo si iscriveranno al "registro nazionale delle coppie gay". Un registro pubblico e autogestito, su scala nazionale, che vuole documentare e riconoscere l´esistenza di migliaia di convivenze, dare visibilità alle unioni di fatto tra omosessuali. L´iniziativa - che è promossa da Arcigay, Arcilesbica, Famiglie arcobaleno e Agedo (Associazione di genitori di omosessuali) - sarà inaugurata con un evento pubblico in almeno 60 città italiane: «Ci saranno celebrazioni collettive e iscrizioni di coppia, ci si potrà registrare nelle piazze, nei condomini, nei giorni successivi si dovrà andare nella sede locale delle organizzazioni», anticipa Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay. Data prevista per l´apertura del registro l´8 e il 9 novembre, anche se si attende la conferma del consiglio nazionale di Arcigay del 20 settembre. «Dopo la delusione della campagna sui Pacs vogliamo puntare sulle iniziative dal basso. Chiediamo alle coppie di mostrarsi alla luce del sole, di fare un atto di impegno civile e di visibilità, per ritornare a far pressione sulla politica», chiarisce Mancuso. Poi precisa: «Il registro delle famiglie omosessuali non ha un valore esclusivamente simbolico. Nel nostro paese, che è ormai un caso isolato nell´Unione Europea, la politica è rimasta indietro rispetto ai segnali che arrivano dall´economia e dalla società, per questo motivo il registro servirà anche ad aprire un confronto con le imprese, come banche e assicurazioni, che hanno dimostrato dei segnali di interesse verso queste realtà ormai consolidate». L´obiettivo della campagna è di colmare un vuoto normativo, dare un respiro nazionale e organizzato ai registri simbolici delle unioni civili che esistono in alcuni casi a livello locale, fare uscire dal cono d´ombra queste coppie in attesa che la legge riconosca loro diritti e doveri, regolamenti le convivenze, dia valore al progetto di una vita in due anche al di fuori del matrimonio e tra persone dello stesso sesso. In concreto, per iscriversi al "registro nazionale", davanti a due testimoni, si firmerà un documento di unione che - chiarisce Paolo Patanè, responsabile giuridico di Arcigay - «qualifica la coppia di fatto, conferma la convivenza, fornisce informazioni sulla privacy e chiede la trascrizione dei nomi».Le coppie si impegnano al reciproco sostegno morale e materiale. Acquisiscono dei vantaggi ma minimi rispetto a quelli che garantirebbe una legge. «Ad esempio - continua Patanè - in uno statuto comunale che attribuisce uguali diritti a sposati e conviventi potrebbero concorrere per l´attribuzione di alloggi popolari o l´assistenza domiciliare». E aggiunge: «Il registro comunque stimolerà una mappatura delle coppie e sarà un primo passo verso il loro riconoscimento sostanziale».Un comitato di giuristi sta mettendo a punto la formula del documento da sottoscrivere. Continua Patanè: «Studiamo la possibilità che la registrazione comporti delle agevolazioni da concordare con imprese private per l´accesso a un mutuo o accordi con le assicurazioni. Ma queste soluzioni non si sostituiscono al dovere dello stato di riconoscere e garantire diritti e doveri anche a queste coppie», precisa il giurista e ricorda che nel maggio scorso una sentenza della Corte di Cassazione ne ha riconosciuto il valore di famiglia. In attesa di una risposta dalla politica, da noi si muovono le associazioni.

Se volete organizzare un'iniziativa o una cerimonia per il riconoscimento della vostra famiglia o unione, possiamo farlo assieme.
Chiamateci al 349.3134852 - o tramite e.mail a:
familygay.verona@gmail.com

Improvvisamente l'inverno scorso


Un po' di date:

1976 GustavHofer (a destra) nasce a Sarentino, in Alto Adige.
2000 Si conoscono all’entrata di un teatro, sempre a Roma. “È amore a prima vista. Tre giorni dopo siamo andati a vivere insieme”.
2007 Il governo Prodi presenta il ddl sui Dico. Poi cade per un voto, quello del senatore a vita Giulio Andreotti, contrario al riconoscimento delle unioni di fatto. La legge non verrà mai approvata.
2008 “Improvvisamente l’inverno scorso”, il loro documentario sui Dico, viene premiato con la menzione della critica la Festival di Berlino (http://www.improvvisamentelinvernoscorso.it/).
GUSTAV HOFER E LUCA RAGAZZI hanno girato un documentario pieno d’ironia sul viaggio loro e dell’Italia alla ricerca dei Dico. E sul perché è fallito.
Il vostro film sui Dico, “Improvvisamente l’inverno scorso”, è uscito un anno fa. È finito nei cinema e nelle tv di 4 continenti, da New York a alla Corea. In Italia non l’ha visto quasi nessuno: perché?
Gustav
: Tutti i distributori cinematografici e le tv italiani che abbiamo contattato ci hanno risposto: “È bellissimo, ma ci dispiace: non è il momento politico per un film così”. Cosa c’entra il “momento politico”?
Gustav: Sostenevano che è scomodo un po’ per tutti: per la Chiesa come per il Pd. Lo abbiamo dovuto portare nei cinema in modo carbonaro, grazie al sito (http://www.improvvisamentelinvernoscorso.it/ ). E così abbiamo fatto comunque 12mila spettatori: per una non distribuzione è tanto. Scomodo? Cosa c’è nel documentario?
Gustav: Raccontiamo come non è stata fatta la legge sulle unioni di fatto. Ho deciso di girarlo il giorno in cui è caduto il governo Prodi per il voto mancante del senatore a vita Giulio Andreotti. Che ha negato la fiducia perché il governo aveva appena presentato il disegno di legge sui Dico. Mi sono detto: non è possibile che al giorno d’oggi non sia passata neppure una legge così, che era pochissimo.
In che senso, pochissimo?
Luca:
Perché si trattava di diritti a rate, la maggior parte arrivava dopo 8, 9 anni. Era pura burocrazia, per ottenere cose minime come il subentro nell’affitto. Ma visto che i media non l’hanno raccontato, la gente ha pensato che i Dico fossero il matrimonio gay e l’adozione.
Per spiegare i Dico, così, avete raccontato di voi, che state insieme da 8 anni...
Luca: Ormai nove! E sì, abbiamo voluto metterci la faccia.
Gustav: In tutti quei mesi di discussioni il tema della coppia gay era diventata una cosa astratta. Come spesso succede in Italia, sui media e in particolare in tv, non si parla mai dei fatti, ma solo delle polemiche. Noi volevamo mostrare che i Dico sono diritti di persone.
E perché siete andati alle manifestazioni di Comunione e Liberazione, al Family Day e ai cortei dell’estrema-destra?
Gustav:
Per capire le ragioni degli altri.
Le avete capite?
Luca: Abbiamo scoperto che molti ripetevano gli slogan sentiti in quei giorni in televisione. Gustav: C’era la deputata della Lega Carolina Lussano in tv, che urlava: “Con i gay non c’è procreazione, il mondo si estinguerebbe!”
Luca: E il giorno dopo uno ce l’ha detto per strada: il mondo si estinguerebbe.
Gustav: O ripetevano quello che aveva detto il presidente della Cei Angelo Bagnasco, che pedofilia e incesto vanno insieme all’omosessualità.
Nel film siete particolarmente duri con la Chiesa: non avete esagerato?
Luca:Non siamo duri con la religione. Siamo duri con la posizione politica del Vaticano, soprattutto nella figura di questo papa.
Gustav: È la Chiesa che ha provocato questa chiusura
sui Dico. Ma ci è riuscita perché i politici non hanno avuto il coraggio di metterle un limite e ricordarle che siamo in uno Stato laico, in si fanno le leggi per i cittadini, non soltanto per i cattolici. Anche col Pd non siete teneri: perché?
Gustav
: La coalizione di Prodi aveva nel programma la legge sulle unioni di fatto. Dopo che il suo governo è caduto la prima volta, l’ha abbandonata a se stessa. E l’ex ministra Barbara Pollastrini ci ha detto che nel Pd c’è un grande disagio sui Dico, perché viene considerato come un tema che
riguarda poche persone, per cui non porta voti. È aberrante.
Andare da chi era contrario alle unioni gay e dire noi siamo una coppia è stato difficile?
Gustav: No. È stato difficile accettare quello che ci rispondevano. C’è chi ci ha persino detto che non siamo una coppia.
Luca: Ma quando siamo stati al corteo dell’estrema destra abbiamo avuto paura. Se non tiravo via Gustav ci menavano.
Una cosa che la gente vi ha detto spesso è stata: “Perché uno deve dirmi che è gay? non voglio sapere cosa fa a letto!”...
Luca: Quella è la violenza più grande. In pratica ti chiedono di mentire, omettere, dissimulare. Perché? Non è che ti racconto quale posizione preferisco. Quello sì è privato. Ma il fatto che sono omosessuale è pubblico, non privato.
Perché pubblico?
Luca: Perché fa parte del mio stare al mondo.
Gustav: E invece, in Italia, al lavoro ci devo pensare tre volte prima di dire se porto il mio fidanzato. È una violenza,
Luca: Salvo poi scoprire che, se racconti le cose come stanno, dopo lo sconcerto iniziale la gente è quasi sempre disposta
ad accettarlo. Vede che non c’è niente di sbagliato né di minaccioso.
Alla fine del documentario voi vi “sposate”...
Luca: Sì ma dentro al discount “Dico”. Ci faceva troppo ridere!
Gustav: Il “discount italiano” per il discount dei diritti.
Elena intervista di City del 09 settembre 2008

Su Domenico Riso e la stampa italiana

Quando due giorni fa abbiamo letto in prima pagina sul Corriere che c’era una vittima italiana nella tragedia di Madrid e che questa vittima viaggiava “con il compagno e il figlio”, in tanti ci siamo stupiti: abbiamo dovuto leggere fino in fondo per capire se il Corriere intendesseproprio “quello”.
Siamo talmente abituati ad omissioni e censure, ad essere socialmente inesistenti e invisibili (ovisibili solo nei quadretti manipolatori e distorcenti che puntuali arrivano con le cronache morbose dei Gay Pride), che non ci aspettavamo che qualcuno potesse per una volta almeno in questo Paese raccontare i fatti dando alle cose il nome che hanno. Ci è del resto bastato sfogliare le pagine bianche de La Repubblica e de L’Arena ieri e oggi, e leggere i commenti di disappunto del nostro governatore Galan e dell’editorialista Merlo, per capire che in effetti il Corriere aveva osato un’impresa improbabile,fare un giornalismo sereno squarciando suo malgrado il muro di gomma di una pratica culturale profonda e diffusa inItalia: l’omissione censoria.C’era una famiglia su quel volo. Punto. Era così semplice dirlo, come si sarebbe potuto dire per qualsiasi altra famiglia. Era una famiglia nella sua quotidianità e come tale è stata raccontata da chi ha avuto il coraggio di farlo: perché più di mille Gay Pride, vale proprio il racconto di questa quotidianità normale a riconoscere nella società e nella cultura l’esistenza dei gay e delle lesbiche in questo Paese. Proprio per questo il racconto è stato “opportunamente” omesso da tutti gli altri media. Fosse stata una famiglia eterosessuale ce loavreste detto? Certo, ce lo avreste raccontato in coro con dovizia di particolari, interviste ad amici e genitori di lui, ad amici e genitori di lei, qualche quadretto romantico sulle ferie che “insieme” quella coppia con figlio aveva organizzato. Al di là dell’opportunità e dello stile di questo giornalismo che cavalca morbosamente l’onda della tragedia, questa volta “casualmente” niente di tutto questo è accaduto: per la quasi totalità dei mediaitaliani, ad eccezione del Corriere, su quel volo c’era un single italiano e residente a Parigi in ferie con un amicoqualsiasi e un bambino circondati da eufemismi, qualche nota campanilistica sul dolore del paese di origine e la questione è stata chiusa. Una farsa mediatica nella tragedia: certe quotidianità normali non vanno proprio raccontante.La difesa di questa linea censoria omissiva è del resto arrivata imperterrita con le parole di Merlo e Galan: “de coccio”, direbbero a Roma, perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. “Non si fruga nelle lenzuola” è l’argomento: quante volte ormai abbiamo sentito questa oppportunistica e militante litania ipocrita?Si usa per cancellare la nostra vita sociale e civile, per suggerire di fatto che le nostre relazioni e i nostri amori non hanno una forma e un contenuto socialmente e giuridicamente apprezzabili. Le nostre relazioni non esistono e non abbiamo diritto a quadretti romantici mediatici perché, al contrario delle famiglie eterosessuali, la nostra vita sociale e affettiva è banale “privato sotto le lenzuola”: per gli altri scatta il racconto sociale romantico di una famiglia “normale” eterosessuale, per noi scatta la pruderie e il “rispetto” per la vita cruda e privata dei singoli (corpi) sotto le lenzuola. Era così scandaloso e difficile dirlo? Domenico Riso era in volo con la sua famiglia, dueuomini e un figlio. Voler a tutti i costi far passare l’omissione censoria dell’indicibile per rispetto della persona è davvero un esercizio patetico e rivoltante di furberia culturale.

Michele Breveglieri
Membro del direttivo di Arcigay “Pianeta Urano”- Verona

Restituiamo dignità a Domenico Riso

Il dolore per la scomparsa di un giovane uomo in modo cosi assurdo richiede sempre il massimo rispetto e la capacità di fare un passo indietro, di coltivare il silenzio come atteggiamento adeguato e rispettoso. Ci abbiamo provato per due giorni e abbiamo mantenuto, nonostante la drammaticità dell’accaduto, l’adeguata distanza di chi non è in prima persona coinvolto.
Ma i servizi tv e la rassegna stampa di ieri e di oggi ci hanno ancora una volta indignato.La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina fumogena tragicamente ridicola, e ci siamo chieste e chiesti, quando in questo paese si avrà il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome? Quando un gay siciliano che è emigrato, si è costruito una vita nuova, una propria famiglia, potrà ottenere il rispetto dovuto almeno dopo morto? E’ possibile che la sua famiglia completamente distrutta in un tragico incidente non sia uccisa una seconda volta dall’ipocrisia, dall’omissione, dal perbenismo? E’ dovere per chi dovrebbe informare correttamente, dare conto di una storia che purtroppo è stata bruscamente interrotta, e che propone una riflessione ampia sulla condizione di milioni di gay e lesbiche in questo paese.
Un tempo, evidentemente non ancora troppo lontano, quando ci si riferiva all’omosessualità si parlava "dell’amore che non osa dire il suo nome" e oggi? Siamo ancora lì?
Quando la vita delle persone omosessuali non sarà più cancellata o trattata sui mass media solo nei casi di cronaca nera o nei pezzi di colore?Vogliamo salutare a nostro modo Domenico, cui ci sentiamo legate e legati da un sentimento di fraternità e di sorellanza: la sua pur breve vita è la testimonianza di una ferrea volontà di non rinunciare a se stesso, di combattere la sua personale battaglia per la felicità, che in questo paese c’è ottusamente negata. Per lui e per tante e tanti, figlie e figli, amici ed amiche, continueremo a lavorare affinché anche nel vuoto della scomparsa, non sia mai più negata la realtà della famiglia omosessuale.

Andrea Benedino (Gay Pd), Paola Concia (Deputata Pd), Rita De Santis (Presidente Agedo), Riccardo Gottardi (Segretario Arcigay), Cristina Gramolini (Segretaria Arcilesbica), Franco Grillini (Presidente Gaynet), Giuseppina La Delfa (Presidente Famiglie Arcobaleno), Aurelio Mancuso (Presidente Arcigay), Paolo Patané (Arcigay Sicilia), Francesca Polo (Presidente Arcilesbica), Sergio Rovasio (Presidente Certi Diritti Radicali), Agata Ruscica (Arcigay Sicilia).

A Roseto degli Abruzzi i diritti civili sono ancora negati


I fatti :
Luglio 2007 : nel Consiglio comunale di Roseto in cui è presente una maggioranza dell’85% del centrosinistra, composta dal PD e dallo SDI, fu bocciata l’istituzione del registro delle unioni civili, uno strumento di grande valore simbolico che avrebbe avuto la funzione di riconoscere piena cittadinanza ai nuclei familiari costituiti non solo in forza del matrimonio civile e religioso ma anche in presenza di solidi legami affettivi o per reciproca assistenza materiale.

Marzo 2008 : il Consiglio comunale s’impegna solennemente, accogliendo una specifica mozione presentata da Sinistra Democratica, a diffondere la cultura dei diritti civili e a difendere i principi della laicità dello Stato. Questa mozione doveva essere di sprone a decisioni amministrative tese a riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono.

Agosto 2008 : il Consiglio comunale, nell’approvare il regolamento per assegnare le aree e gli alloggi di edilizia popolare, respinge evitando il dibattito il seguente emendamento presentato da Sinistra Democratica : per quanto concerne i criteri e l’attribuzione dei punteggi ai fini della formulazione della graduatoria, sostituire la lettera g dell’art. 9 che recita “almeno il 70% dei soci prenotatari o di riserva (devono essere ) costituiti da coppie sposate da almeno un anno” con la seguente dicitura “almeno il 70% dei soci prenotatari o di riserva devono essere costituiti da coppie sposate e non sposate e da nuove tipologie di famiglia residenti da almeno un anno”.

La riflessione
Dieci consiglieri del PD col loro voto contrario hanno affossato quest’emendamento dimenticando che anche a Roseto degli Abruzzi sono sempre in aumento forme di convivenza diverse dalla famiglia cosiddetta naturale. Questi consiglieri del PD dimenticano pure che il Parlamento europeo ha chiesto più volte agli Stati membri di riconoscere pari diritti e dignità alle coppie costituite da persone che sono legate da vincoli affettivi e di mutuo aiuto, le quali non si avvalgono dell’istituto del matrimonio. Dimenticano ancora che lo stesso PD, sebbene tra mille contraddizioni e sotto il ricatto costante della sua componente fondamentalista e clericale, non intende negare tutta una serie di diritti a coloro che convivono stabilmente e che peraltro pagano le tasse. Con quest’atto di inciviltà al PD rosetano, svendendo la laicità dello Stato e calpestando la dimensione laica della politica, interessa solo avere le mani sul voto cattolico.Nel Consiglio comunale di Roseto, per quanto concerne i valori costituzionali della laicità e del pluralismo, siamo quindi all’anno zero, forse anche in conseguenza del fatto che questi valori non sono ancora stati scoperti da numerosi consiglieri. Voglio sperare solo che si tratti di una condizione culturale ed etica momentanea che deve assolutamente evolvere verso l’accettazione del principio che non esiste la superiorità di un’etica derivante da una religione fino al punto da condizionare leggi o regolamenti comunali. Questa condizione culturale impedisce peraltro la costituzione di una comunità fondata sulla tolleranza e il rispetto reciproco.
Pasquale Avolio Capogruppo consiliare di Sinistra Democratica Roseto degli Abruzzi,
6 agosto 2008

OMOSESSUALITA’ E AFFIDAMENTO CONDIVISO

OMOSESSUALITà ED AFFIDAMENTO CONDIVISO
Il tribunale di Bologna: “Il semplice fatto che uno dei genitori sia omosessuale non giustifica – e non consente di motivare – la scelta restrittiva dell’affidamento esclusivo”
domenica 20 luglio 2008 , da Gaynews

Dal sito personaedanno.it e da gaynews

15 luglio 2008 Trib. Bologna, decr. 15 luglio 2008, pres. Ziniti, rel. Costanzo
“OMOSESSUALITA’ E AFFIDAMENTO CONDIVISO” – Lucia BOCCADAMO “Il semplice fatto che uno dei genitori sia omosessuale non giustifica – e non consente di motivare – la scelta restrittiva dell’affidamento esclusivo”. Con queste parole il tribunale di Bologna ha disposto l’affidamento condiviso di una bambina ad entrambi i genitori, uno dei quali, il padre, dopo anni di matrimonio aveva compreso e coraggiosamente affrontato la propria reale identità sessuale. Da controparte, per la verità, solo generiche affermazioni circa la presunta inadeguatezza e disinteresse del padre nei confronti della figlia, tese, invero, a mascherare una non troppo velata diffidenza, un non troppo celato pregiudizio.Altre e di ben altro tenore sono, tuttavia, le valutazioni che il giudice è chiamato a compiere onde, eventualmente, derogare alla regola generale sancita dall’art. 155 c.c. e disporre l’affidamento monogenitoriale della prole. La contrarietà all’interesse del minore non può certo ritenersi insita nella identità omosessuale del genitore, così come non può esserlo nelle “opzioni politiche, culturali, religiose, che pure sono di per sé irrilevanti ai fini dell’affidamento” (Trib. Napoli 28.06.2006, GM, 2007, 178), poiché “l’omosessualità, infatti, e beninteso, è una condizione personale, e non certo una patologia, così come le condotte – relazioni omosessuali non presentano, di per sé, alcun fattore di rischio o di disvalore giuridico, rispetto a quelle eterosessuali” (idem). Il tribunale partenopeo, alle cui argomentazioni si è richiamato anche il giudice bolognese nel decreto che pubblichiamo, compie affermazioni la cui importanza non può passare inosservata, poiché, tra le altre cose, invita gli operatori del diritto a mettere da parte “stereotipi pseudoculturali, espressione di moralismo e non di principi etici condivisi” badando solo ed esclusivamente, nel decidere dell’affidamento di un minore, all’interesse di quest’ultimo.È quanto ha fatto il tribunale emiliano, ritenendo nel caso concreto che entrambi i genitori fossero idonei a svolgere il loro ruolo, pur invitandoli ad affrontare insieme il delicato momento della presentazione alla figlia dell’identità sessuale paterna. Ma il giudice bolognese ha compiuto un ulteriore passo, autorizzando nel medesimo decreto il padre a condurre con sé la bambina in vacanza, in una località osteggiata dalla madre in quanto, a suo dire, frequentata esclusivamente da gay e, quindi, pericolosa per l’equilibrio della minore che avrebbe potuto assistere a scene “non adeguate” (sic!). Quasi a dire che la condizione di omosessualità possa far perdere all’individuo qualsiasi freno inibitore, qualsiasi remora a compiere gesti ambigui e “perversi” e, addirittura, in presenza dei figli. Bene, questo tipo di pregiudizi e mediocri moralismi non devono trovare spazio in tribunale, ove l’idoneità del genitore in rapporto alla tutela dell’interesse dei figli è l’unica questione da affrontare nel decidere dell’affidamento e della frequentazione. Il padre gay, quindi, salvo non dimostri di essere persona per altre ragioni inadeguata - non diversamente che un eterosessuale - è non solo genitore meritevole di ottenere l’affidamento condiviso della propria figlia, ma è perfettamente in grado di “rispettare le esigenze e i diritti della figlia, di condurla in ambienti e di garantirle orari e stili di vita adeguati alla sua età” e di “assumere pienamente la responsabilità genitoriale, compito cui è chiamato alla pari della madre”. Il rispetto di tali esigenze è il solo obiettivo del giudizio di idoneità genitoriale, ed esso riguarda tutti i genitori, omo o etero-sessuali che essi siano, in qualunque posto si trovino a vivere e a trascorrere le vacanze. Il decreto del tribunale di Bologna presenta i tratti di una tappa rispettosa e discreta ma inesorabile nel segno del progresso della società. Per quanto riguarda l’ affermazione della “neutralità e naturalità” della condizione omosessuale possiamo forse dire che il diritto, o per meglio dire, la giurisprudenza si mostra anticipatrice ed in vantaggio rispetto ad una società tuttora ancorata a (falsi) moralismi e (vera) insincerità, che si focalizza sul “diverso” per distogliere la mente dal “reale”. In ciò appoggiata, sia concesso, da una Chiesa talvolta invadente e che spesso dimentica il proprio stesso insegnamento, per cui la natura umana altro non è che il riflesso di quella “divina”, da cui è creata a propria immagine e somiglianza.Tornando alla “terra”, si segnalano le pronunce della Corte di Appello di Brescia 5.06.07 e della Cassazione 25.7.07, n. 16417, la prima che nega che il tradimento omosessuale del coniuge sia dotato di una lesività e offensività intrinseca tale da giustificare di per sé oltre all’addebito della separazione anche il risarcimento del danno alla moglie tradita, la seconda che definisce (finalmente) l’omosessualità come “condizione dell’uomo degna di tutela in conformità ai precetti costituzionali” e manifestazione del “diritto alla realizzazione della propria personalità”. Come fa ben sperare anche il decreto del tribunale di Bologna, la strada è aperta, bisogna solo avere le scarpe giuste per percorrerla. E, se “soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità” (P. Neruda, Ode alla vita), possiamo credere che la felicità del padre “protagonista” del provvedimento in commento sarà davvero grande, come pure quella di tutti gli omosessuali (e “diversi” in genere, si passi il brutto termine) che della pazienza, ogni giorno, fanno la loro fedele compagna. Nel caso di specie non si ravvisano elementi ostativi all'applicazione del regime ordianrio di affidamento, stabilito dal legislatore a tutela dell'interesse del minore. Mentre del tutto generiche, o indimostrate, sono le affermazioni circa una presunta inadeguatezza o la mancanza di interesse del padre (al contrario, il padre chiede di poter trascorrere più tempo con la figlia e di avere più informazioni dalla madre e riconosce l' utilità di un percorso "progressivo, supportato da uno psicologo" che aiuti i genitori a preparare e informare correttamente la figlia; la stessa madre si dice favorevole a che (...) veda di più il padre), il semplice fatto che uno dei genitori sia omosessuale (v. l'obiter dictum contenuto in Trib. Napoli, 28 giugno 2006, in Giur. merito, 2007, 178, poi confermata da App. Napoli, 11 aprile 2007, n. 1067, in Fam. Pers. succ., 2008, 234 e infine da Cass., sez. I, 18 giugno 2008, n. 16593) non giustifica - e non consnete di motivare - la scelta restrittiva dell'affidamento esclusivo (...)D'altronde, la stessa convenuta dichiara di non avere "niente contro gli omosessuali"(...)“Il semplice fatto che uno dei genitori sia omosessuale non giustifica – e non consente di motivare – la scelta restrittiva dell’affidamento esclusivo”. Con queste parole il tribunale di Bologna ha disposto l’affidamento condiviso di una bambina ad entrambi i genitori, uno dei quali, il padre, dopo anni di matrimonio aveva compreso e coraggiosamente affrontato la propria reale identità sessuale.

Dal sito personaedanno.it e da gaynews

Difesa della vita, famiglia, scuola: i tre doni per il Papa

Dal sito della LINFA

IGNAZIO INGRAO
Panorama


All’udienza dal Pontefice il premier porta un pacchetto di interventi per risolvere i problemi che più stanno a cuore a Benedetto XVI. In diplomazia anche il calendario ha la sua importanza. La straordinaria rapidità con la quale Benedetto XVI ha concesso il 6 giugno udienza a Silvio Berlusconi (appena 28 giorni dopo il giuramento del nuovo governo) la dice lunga sull’apertura di credito del Pontefice al nuovo premier. Romano Prodi aveva dovuto attendere 5 mesi per entrare nel Palazzo Apostolico: il suo governo aveva giurato il 17 maggio 2006 ma l’udienza era stata messa in agenda solo il 13 ottobre 2006. Berlusconi ricambia questa attenzione mettendo sul tavolo dei colloqui due impegni che rispondono alle attese profonde della Chiesa: un «piano nazionale per la difesa della vita», dal concepimento alla morte naturale, e una politica per la famiglia, volta anzitutto ad alleggerire il carico fiscale sui nuclei con figli a carico. Le gerarchie vaticane accolgono con favore anche il mezzo passo indietro del presidente del Consiglio sul controverso reato di immigrazione. Ma tutto questo potrebbe non bastare. Il Papa infatti ribadisce con forza la richiesta di sostegno economico alle scuole cattoliche non statali. Nei colloqui con Berlusconi e Gianni Letta, anche il segretario di Stato Tarcisio Bertone sollecita iniziative concrete in questa direzione.Nel Palazzo Apostolico è giunta l’eco del braccio di ferro che si è consumato in seno al Pdl sulla questione delle deleghe in materia di aborto e fecondazione assistita tra due sottosegretari al Welfare: il «tecnico» Ferruccio Fazio, primario dell’Ospedale San Raffaele di Milano, e l’ex portavoce del Family day, Eugenia Roccella, molto apprezzata dai vertici della Cei. Alla fine l’ha spuntata Roccella portando a casa entrambe le deleghe. In gioco ci sono le contestate linee guida per l’applicazione della legge 40, varate dal ministro Livia Turco con il governo già sfiduciato dal Parlamento, che introducono la possibilità di diagnosi preimpianto sugli embrioni. Roccella potrebbe sospendere l’applicazione di tali linee in attesa del pronunciamento della Corte costituzionale, chiamata in causa dal Tar del Lazio, poiché «la legge 40 vieta chiaramente la diagnosi preimpianto e questa non può essere reintrodotta con le norme applicative» spiega a Panorama il sottosegretario. Patto di non belligeranza tra Chiesa e governo invece sulla 194: la legge sull’aborto resta tale e quale, ma in futuro si può prevedere un «tagliando» per verificarne lo stato di applicazione. Pietra tombale su unioni di fatto, unioni gay e testamento biologico.Nel frattempo, lo scorso 15 maggio, il Forum delle associazioni familiari ha consegnato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano oltre 1 milione di firme per chiedere un «fisco a misura di famiglia». Le 258 associazioni promotrici, in sintonia con la Cei, chiedono un sistema di deduzioni dal reddito pari al costo di mantenimento di ciascun figlio o soggetto a carico. Il sottosegretario alla famiglia, Carlo Giovanardi, si è fatto garante dell’introduzione di questo sistema a partire dalla prossima Finanziaria. Il premier Berlusconi rassicura il Pontefice: le deduzioni fiscali saranno previste già nel prossimo documento di programmazione economica e finanziaria e potranno crescere nei prossimi anni. Non si arriverà all’applicazione di un autentico quoziente familiare alla francese, ma il meccanismo delle deduzioni dovrebbe ridurre di fatto le aliquote per le famiglie con figli, riproducendo effetti analoghi al quoziente. Alle deduzioni fiscali potrebbe legarsi l’altra grande partita che la Santa sede si appresta a giocare con la nuova maggioranza: il sostegno alle scuole cattoliche non statali, richiesto con forza dal Papa in occasione dell’ultima assemblea della Cei. L’assenza della sinistra radicale in Parlamento rappresenta un’occasione da non perdere per la Chiesa italiana, se vuole ottenere qualche risultato anche su questo fronte. È venuta meno infatti la principale opposizione in Parlamento al finanziamento pubblico degli istituti non statali. La materia ormai è in larga parte di competenza regionale. A livello nazionale però si possono prevedere adeguate deduzioni fiscali per le famiglie che scelgono scuole non statali per i propri figli. Tuttavia, la Chiesa punta più in alto: chiede allo Stato di farsi carico degli stipendi degli insegnanti degli istituti non statali, secondo il principio che scuole pubbliche e private fanno ormai parte del «sistema scolastico integrato».Convitato di pietra nei colloqui Oltretevere è Pier Ferdinando Casini. Scommettendo sul pareggio elettorale, una parte delle gerarchie ecclesiastiche aveva guardato con favore alla decisione del leader dell’Udc di correre da solo. Visti i risultati, il ruolo di Casini, almeno per il momento, viene ridimensionato e lascia scoperti sia Avvenire, che lo aveva apertamente sostenuto in campagna elettorale, sia Famiglia cristiana, che aveva sollecitato una maggioranza trasversale di cattolici in Parlamento per modificare la legge 194. Più di qualcuno ai vertici della Chiesa auspica ora un rientro dell’Udc nella maggioranza. Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

Famiglie, Coppie e Genitori LGBTQI Verona

Famiglie LGBTQ è il Blog di tutte le famiglie, le coppie e i genitori LGBTQI di Verona. Il nostro scopo è il pieno riconoscimento dei diritti per le nostre famiglie e per le nostre unioni.
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