C'è un matrimonio gay legale in Italia

10 agosto alle ore 15.09
Un errore burocratico ha permesso ai nostri amici di coronare il loro sogno.
Auguriamo loro una vita coniugale lunga, serena e ...felice! cogi

A settembre 2008 si sono sposati a San Francisco e hanno chiesto
alle autorità italiane di riconoscere la loro unione. A sorpresa è arrivato un sì
"Ecco come sono riuscito a registrarlo"
I funzionari hanno scambiato quello che è un nome maschile per femminile
"Non sono più celibe, peccato solo che mio marito figuri come moglie"
di STEFANIA PARMEGGIANI

L'atto di matrimonio
ROMA - In Italia esiste almeno una coppia omosessuale legalmente sposata. Non per una scelta illuminata della politica, ma grazie alla burocrazia. Che si è ingarbugliata e, scambiando un nome maschile per femminile, ha finito per inserire nei registri dello stato civile le nozze celebrate a San Francisco tra due uomini.
In attesa del verdetto della Corte costituzionale - chiamata in causa dal Tribunale di Venezia e da quello di Trento che hanno considerato fondate le ragioni delle coppie omosessuali che chiedono di accedere all'istituto del matrimonio - dai faldoni dello stato civile italiano esce una storia surreale, fatta di equivoci e vita vissuta. Una storia che permette ai suoi protagonisti di dirsi sposati di fronte alla legge in un Paese in cui non sono riconosciute come tali neanche le coppie di fatto.
Protagonisti un bancario italiano di 36 anni e il suo compagno, consulente aziendale francese di un anno più giovane. Si conoscono a Francoforte dieci anni fa e subito decidono di convivere. Sono una coppia solida, affiatata, vera. Ma sulla carta non esistono. Si trasferiscono a Parigi, acquistano casa, la ristrutturano, fanno progetti per il futuro. Ricacciano in un angolo, come un pensiero fastidioso, l'idea che la loro unione per l'amministrazione pubblica non valga nulla. Poi il viaggio che cambia la vita, una vacanza a lungo progettata nel West America. E una coincidenza: il loro volo decolla a settembre, nei giorni in cui la California accetta di sposare coppie dello stesso sesso e non residenti. Il referendum che abrogherà questa possibilità non si è ancora svolto, a San Francisco gli omosessuali esibiscono i documenti e si giurano fedeltà nella gioia e nel dolore. Alla fine saranno circa 18mila le unioni celebrate in quella breve stagione di libertà, tra maggio e ottobre 2008.
"Tra queste anche la nostra - spiega il 36enne -. Il mio compagno inizialmente era titubante, saremmo stati soli, senza famiglia e amici. Io invece lo desideravo perché volevo sentirmi finalmente una persona 'normale', non più di serie B. Pensavo inoltre che la domanda di trascrizione in Italia mi sarebbe stata rifiutata: volevo ricorrere alla Corte europea dei diritti dell'uomo, combattere una battaglia di civiltà".
Scelgono una cerimonia privata, senza testimoni, un treppiedi con la telecamera a riprenderli e l'emozione di sentire che l'amore non ha barriere: "Prima e dopo di noi c'erano coppie eterosessuali, nessuna discriminazione". Qualche mese più tardi inviteranno amici e famigliari in Francia per una festa in cui proietteranno il video della cerimonia. "Abbiamo chiesto al giudice di pace di poterci sposare sotto la cupola del municipio e quando gli abbiamo spiegato che non ci saremmo scambiati le fedi, perché le avevamo già da anni, ha replicato che non era importante perché quello che contava era il cerchio che formavamo e che da adesso in poi ci avrebbe unito".
Riconosciuta l'unione in America e assicurati i diritti in Francia - "Qualche mese dopo ci siamo pacsati" - restava un'unica cosa: cambiare lo stato civile in Italia, da celibe a sposato. "Ho seguito la trafila burocratica, rimandando il certificato di matrimonio a Sacramento affinché le autorità notarili californiane lo apostillassero (convalidassero). Dopo averli fatti tradurre da un traduttore giurato, ho raccolto i documenti e li ho spediti al consolato italiano in California. In America sugli atti di matrimonio non vi sono indicazioni sul sesso dei contraenti, ma solo i nominativi. Il mio compagno ha un nome che termina con la 'e', scambiato spesso per femminile. Non hanno fatto domande, hanno messo tutti i timbri che servivano e hanno inviato l'incartamento al ministero degli Esteri a Roma, che a sua volta ha convalidato e trasmesso tutto in Italia al Comune dove risulto come residente all'estero". L'atto di matrimonio viene trascritto e il trentaseienne non è più celibe: "Sono sposato, sposato a tutti gli effetti... Peccato solo che mio marito figuri come moglie".
La vecchia idea di trasformare se stesso in un simbolo per il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali è ancora presente: "Ho deciso di rinviare perché ci vuole energia per spendersi in prima persona, ma prima o poi lo farò: è assurdo che in Europa basti passare il confine per trovarsi da sposati a celibi". A meno che, una volta tanto, non sia la burocrazia a venire in aiuto.

Andiamo a Vivere in Albania

La comunità omosessuale italiana andrà a vivere tra qualche mese in Albania. Un altro Paese europeo sta dimostrando all’Italia cosa significa crescere in termini di diritti civili e sociali.

Intervenendo in parlamento, infatti il primo ministro Sali Berisha ha definito "inaccettabile" la discriminazione dei gay, spiegando che con l'adozione di una legge in materia l'Albania si avvicinerebbe all'Europa. Il governo albanese inoltre, secondo quanto riferito dal gabinetto di Berisha, sta pensando alla legalizzazione dei matrimoni tra omosessuali.

Solo in Italia la politica, sia di destra che di sinistra, non è capace neppure di discutere dei diritti delle persone omosessuali ed ormai siamo l’ultimo paese europeo in cui le famiglie omosessuali non hanno alcun riconoscimento.

Vorrà dire che nei prossimi mesi, in segno di questa tangibile svolta culturale e sociale, organizzeremo dei barconi per attraversare l’Adriatico e andare a costruire le nostre relazioni nel paese balcanico.

Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay

http://www.arcigay.it/andiamo-vivere-albania

I figli degli omosessuali non diventano per forza omosessuali

Un video contro il pregiudizio prodotto dall'ILGA - Internationale Gay and Lesbian association. I figli degli omosessuali non diventano per forza omosessuali.La scena ripropone al contrario quello che succede in una comune famiglia, quando una figlia lesbica o un figlio gay si dichiara.

GERMANIA. "I FIGLI DEI GAY SONO FELICI"

La ministra socialdemocratica apre il dibattito sulle adozioni omosessuali. La Baviera frena: “Ci vogliono papà e mamma"

BERLINO - Un bambino che cresce in una coppia omosessuale può avere difficoltà nello sviluppo della propria personalità in quanto risente della mancanza di una classica figura di riferimento come il padre o la madre, recita una convinzione piuttosto diffusa. Che succede però se uno studio scientifico dimostra esattamente il contrario? E cioè che lo sviluppo di un ragazzino con due padri o due madri non si differenzia in modo sostanziale dallo sviluppo di un coetaneo cresciuto in una famiglia eterosessuale?
Se lo sta domandando in questi giorni la Germania, confrontata con i risultati di uno studio dell’Istituto di ricerca sulla famiglia dell’università di Bamberga commissionato dal ministero della Giustizia tedesco ed appena presentato. La conclusione centrale dell’indagine: «I bambini in una famiglia omosessuale hanno uno sviluppo altrettanto positivo di quelli che crescono all’interno di altre forme familiari». Detto altrimenti: «Per lo sviluppo dei bambini non è decisiva la struttura della famiglia, bensì la qualità dei rapporti all’interno della famiglia».
Parole che rompono con pregiudizi radicati e che hanno innescato un acceso dibattito politico. Perché da quelle parole il ministro federale della Giustizia, la socialdemocratica Brigitte Zypries, ha tratto una richiesta precisa: occorre introdurre un diritto d’adozione pieno per le coppie omosessuali. Finora, infatti, una legge approvata nel 2001 assegna alle coppie legate in un’unione civile un diritto d’adozione soltanto parziale: una lesbica può per esempio adottare il bambino che la propria partner ha avuto da una precedente relazione con un uomo.
In ogni caso la legge vieta l’adozione congiunta di un bambino da parte di entrambi i conviventi omosessuali. Un divieto che ora Zypries intende abolire. «Le coppie omosessuali non sono dei genitori peggiori» di altri, visto che «l’importante è il buon rapporto tra figlio e genitori, non l’orientamento sessuale di questi ultimi». Lo studio sembra confermare questa convinzione: il team della dottoressa Marina Rupp ha scoperto che lo sviluppo della personalità e l’andamento scolastico e lavorativo dei ragazzi cresciuti all’interno delle cosiddette «famiglie arcobaleno» (dalla bandiera multicolore simbolo del movimento omosessuale) risultano positivi.
I bambini non mostrano una tendenza all’aggressività o alla depressione maggiore rispetto alla media e nella maggioranza dei casi (il 63%) non hanno sperimentato forme di discriminazione. Insomma «non c’è alcun motivo per non consentire l’adozione congiunta» da parte delle coppie omosessuali e la Germania dovrebbe applicare un accordo europeo in materia, conclude lo studio. A rafforzare la tesi c’è l’ampiezza della ricerca: sui circa 2200 bambini che in Germania crescono all’interno di una «convivenza registrata» il team della Rupp ne ha intervistati 95 direttamente e 693 indirettamente (cioè parlando coi rispettivi «genitori»).
Certo, con la legislatura ormai agli sgoccioli (il 27 settembre si vota), la proposta della Zypries di rafforzare i diritti delle coppie omosessuali non ha di fatto alcuna chance di passare. Eppure la sua iniziativa ha fatto rumore, provocando l’immediato no della Cdu, il partito cristiano-democratico del cancelliere Angela Merkel, alleato dei socialdemocratici nella Grande Coalizione. «Restiamo convinti del fatto che i bambini crescano al meglio là dove c’è una relazione tra un uomo e una donna», ha tagliato corto il vicecapogruppo parlamentare della Cdu Wolfgang Bosbach. «Non c’è alcun motivo per equiparare le unioni tra lo stesso sesso al matrimonio tradizionale», ha rincarato.

Da GayNews

AGEDO risponde a POVIA

Gentile Signor Giuseppe,

durante il periodo del festival, noi come Agedo e anche io come Rita, abbiamo cercato molte volte di raggiungerla attraverso la sala stampa, attraverso la Digos di Imperia senza successo, che mi è sembrato innaturale trovare la sua lettera nella mia posta.
Le nostre rivendicazioni erano indirizzate al testo della sua canzone per i motivi che ora cercherò di spiegarle:
Luca era gay…: probabilmente se questo signor Luca veramente esiste, e non ho motivo per dubitarne, probabilmente, dicevo, non era gay ma forse bisex, oppure confuso.
Non si sceglie di essere gay o etero poiché la sessualità nella sua essenza è una condizione per cui si nasce femmina o maschio con orientamento etero, gay o bisex o trans. Se il personaggio della sua canzone ha avuto esperienze con uomini può darsi che in un periodo della sua vita sia stato confuso sul suo orientamento, sperando che non sia invece uno di quei tantissimi gay che per motivi socio-familiari si sposano e poi o svolgono la loro naturale attività sessuale di nascosto, mi creda frequentando il mondo gay ne conosco moltissimi, oppure dopo anni di matrimonio Luca si accorge del suo errore (è difficile vivere una condizione che non è propria) e diventa uno dei tanti gay sposati con figli.
Inoltre essere gay non è solo un fatto sessuale; una persona si definisce omosessuale quando affettivamente e non solo sessualmente viene attratta da un’altra persona dello stesso sesso.
E’ questo il presupposto che ci fanno credere che una persona sia gay e non sia solo un avventuriero in cerca di esperienze in una vita sessuale in declino o poco soddisfacente.
E sono ai genitori di queste persone innamorate che L’Agedo si rivolge; a quei genitori che per amore dei figli e per amore della democrazia e della libertà riescono ad accettare la vera natura dei propri ragazzi; genitori che trovano nella loro famiglia posto per compagni e compagne dello stesso sesso considerandoli, apprezzandoli e amandoli alla stregua dei compagni o degli sposi e spose dei figli eterosessuali.
Genitori spesso normali con nozze d’argento e d’oro alle spalle (fra una settimana al pride festeggeremo i 35 anni di matrimonio di due coppie di genitori con figli gay.)
Per cui come vede il suo Luca oltre a non essere gay era anche sfortunato ad avere una famiglia fragile.
Ed è proprio contro questo teorema che noi genitori Agedo abbiamo protestato con forza; non c’è nessun legame tra le mamme possessive e i figli omosessuali, credo che se così fosse ci sarebbero molti più omosessuali, la stessa cosa vale per i padri assenti o alcolizzati e per genitori separati. Era questa l’offesa che abbiamo rintracciato nella sua canzone che in pochi versi ha tentato di distruggere presso l’opinione pubblica il lavoro che da anni facciamo, quello di non far sentire in colpa i genitori preoccupati dal fatto che hanno saputo di avere un figlio omosessuale.
Di sicuro non invogliamo giovani a diventare gay e non costringiamo nessuno a spingere i figli su una strada diversa da quella sessualità e ribadisco affettività che la natura ha voluto consegnargli.
La nostra associazione non procede per dictat ma per esperienze ed è la nostra esperienza che mettiamo a disposizione degli altri con molta difficoltà, combattuti ferocemente, come siamo dai palazzi di potere vaticani e da un governo che nega ai nostri figli i più elementari diritti.
La formula in effetti “sono solo canzonette”…non ci trova d’accordo; la musica è un grande veicolo di idee e come diceva Scialpi “non c’è libertà che non abbia musica”,e aggiungerei non c’è storia che non abbia le sue canzoni.
Le canzoni portano all’interno scelte politiche che restano nella memoria di generazioni per anni.
E’ anche per questo che abbiamo contestato il verdetto di Mogol per una canzone fragile e portatrice di un messaggio impreciso e dannoso e soprattutto che poco ha a che fare con la poesia.
Comunque queste sono le mie idee condivise dall’associazione di cui sono presidente; avremmo voluto dirgliele di persona, ce lo hanno impedito e quindi la ringrazio per la sua lettera che ci ha permesso di farlo.
Seguendo i nostri figli nel loro percorso affettivo e sessuale .abbiamo maturato le convinzioni
che le abbiamo riferito non come sessuologi, psicologi, tuttologi o altro perché in definitiva noi siamo e restiamo anche in questa battaglia contro l’omofobia e ignoranza solo dei genitori .
La saluto e le faccio gli auguri per la sua carriera che spero sia sempre libera da ogni “servo encomio”

Rita de Santis presidente nazionale Agedo

PS Dimenticavo: perché meglio sereni che felici? La felicità è un sacrosanto diritto per tutti; un passo per raggiungerla è la coerenza con se stessi
.

LETTERA DI POVIA ALLA PRESIDENTE DI AGEDO RITA DE SANTIS

La storia di "Luca" (nome inventato, il vero nome è un altro ma ho scelto Luca per ovvi motivi di assonanza musicale)
è una storia possibile e lei lo sa benissimo. Sa anche bene che nessuno nasce omosessuale fino a prova contraria e che la scienza non ha provato niente, Inoltre è sicuramente a conoscenza che L'OMS dice che ogni individuo che non desidera la propria condizione, può provare a trovare un modo per stare bene, Qualunque esso sia.
Tanti eterosessuali diventano gay e tanti gay diventano eterosessuali, non vedo nè scandalo nè problema.
Questa è la giusta informazione che secondo me dovreste dare soprattutto ai ragazzi e le ragazze adolescenti e non dire loro che è tutto normale e che bisogna accettarlo perchè è giusto che sia così! In questo modo diventate anche voi una sorta di religione in cui la vostra è quella buona e giusta e tutte le altre sono sbagliate.
Ognuno deve essere in grado di decidere per se ma sempre dopo essere stato informato bene di come stanno le cose.
Per sua buona pace non sono spinto da nessuno, mi gestisco da solo, spendo da solo, produco da solo, sbaglio da solo e qualche volta vinco da solo con l'aiuto di 2/3 persone che non hanno nessun potere tranne quello di volermi bene e lavorare solo ed esclusivamente per me, a volte anche a gratis.
Non dia retta alle voci che dicono che sarei spinto dal Vaticano o da qualche lobby potente non mi faccia ridere, non sono neanche sposato in chiesa e le mie bimbe non sono battezzate perchè sceglieranno loro a che religione appartenere, una volta che sapranno che ogni religione viene usata per far litigare la gente e dividere da sempre i popoli.

Questo qui sotto è lo slogan dell'AGEDO, allora mi domando perchè vi sentite offesi se la storia che ho cantato è una storia possibile.
Non ho mancato di rispetto a nessuno ma continuo a vedere atteggiamenti e commenti non rispettosi nei miei confronti e nei confronti di chi ha apprezzato e apprezza le cose che faccio.

Qualunque cosa lei mi risponderà, tenga bene a mente che la storia di "Luca" è una storia vera e quindi possibile.

"L’AGEDO è composta da famiglie che credono nella democrazia e nella libertà di una società, che non si piegano al ricatto e alla monetizzazione dei premi, qualunque sia la cifra, e che soprattutto pensano che il rispetto sia il valore assoluto da coltivare per essere liberi.

Saluti,
Giuseppe

Sabato 20 Giugno matrimonio Lesbo .Siete tutti invitat*!

Ciao, mi chiamo Maria Alessio (lesbotrans-allgender)
volevo segnalarvi che io e Daniela abbiamo deciso di unirci in matrimonio non convenzionale sabato 20 Giugno prossimo e in allegato vi inoltro la locandina che abbiamo preparato per l'occasione in cui sono indicati tutti i riferimenti utili per raggiungere la località dell'evento. (scrivi a verona@arcilesbica.it per averla) Ci farebbe piacere invitarvi perchè abbiamo la certezza che sarà una serata allegra, diversa e simpatica.

La cerimonia verrà officiata dal regista della nostra Compagnia Teatrale, Giullaria (Mantova) che per l'occasione preparerà una performance a sorpresa, sarà una sorpresa anche per noi, siccome però riteniamo Bepi un regista fuori dagli schemi convenzionali e davvero geniale, non temiamo la sorpresa perchè ci fidiamo ciecamente delle sue iniziative creative. Finita la cerimonia verrà offerto uno spuntino (ore felici) per goderci della natura intorno per un pochetto, dopo di che io e Daniela faremo il nostro primo backstage-mondiale-comico-musicale che stiamo mettendo in scena e di cui abbiamo scritto insieme al regista Bepi Monaj testi e musiche. Daniela suona la fisarmonica ed io la chitarra. Nella località in cui saremo, Puller (a circa 600 mt e a poco meno di 14 Km da Cividale del Friuli), avremo a disposizione l'intero borgo compreso il bar-ristorante e per chi lo desiderasse ci sarà la possibilità di sistemare la tenda per campeggiare.

Ci tengo a sottolineare che il tutto sarà completamente gratuito!Mentre, solo per chi lo vorrà, dopo il backstage, faremo una mangiata insieme per cui se ci fosse qualcuna interessata ad unirsi a noi dovrebbe farcelo sapere con qualche giorno di anticipo per permetterci di organizzarci. Solo in questo caso chiederemo un piccolo contributo di 10 euro a persona.

L'evento è aperto a tutti! Vi lascio il mio numero di cellulare (che troverete anche nella locandina)

Nell'attesa di incontrarvi e conoscervi direttamente o magari rivedervi perchè in passato le nostre strade si sono già incrociate, con simpatia vi saluto.

a presto Maria Alessio

L'ordinanza del Tribunale di Venezia è un passo avanti verso un'Italia più civile, moderna e democratica

Comunicato stampa - ArciLesbica
24 aprile 2009
ArciLesbica condivide l’entusiasmo della Rete Lenford – Avvocatura per i Diritti LGBT per l’ordinanza con la quale il Tribunale di Venezia chiede alla Corte Costituzionale di dichiarare l`illegittimità di alcuni articoli del codice civile che, in violazione della Costituzione, ostacolerebbero il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Da troppo tempo le richieste di riconoscimento dei diritti civili per le persone lesbiche, gay e transessuali restano inascoltate dalla politica, con il risultato che in Italia non esiste ancora una legge contro le discriminazioni né strumenti per regolare e proteggere le relazioni affettive e familiari delle persone LGBT.
Per questo l’ordinanza del Tribunale di Venezia, che ha ritenuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso legittimo sotto il profilo costituzionale, rappresenta una decisione storica e un passo avanti verso un’Italia più civile, moderna e democratica.
Nella speranza che la Corte Costituzionale confermi l’illegittimità degli articoli del codice civile secondo il dettato costituzionale e dichiari la legittimità del matrimonio tra persone dello stesso sesso, ArciLesbica si congratula con la Rete Lenford – Avvocatura per i Diritti LGBT e con tutte le coppie lesbiche e gay che hanno permesso il raggiungimento di questa prima grande vittoria.
Francesca Polo
Presidente Nazionale ArciLesbica

Famiglie, Coppie e Genitori LGBTQI Verona

Famiglie LGBTQ è il Blog di tutte le famiglie, le coppie e i genitori LGBTQI di Verona. Il nostro scopo è il pieno riconoscimento dei diritti per le nostre famiglie e per le nostre unioni.
Se volete ricevere informazioni su di noi, lo potete fare scrivendoci una e-mail: familygay.verona@gmail.com - Altre informazione le trovate presso le sedi delle associazioni e dei gruppi LGBT veronesi.